Urfaust tra video e marionette - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 6 luglio 2005

Urfaust tra video e marionette

Nella foto in alto Paola Gassman e il regista, in basso gli interpreti, le marionette e Liberovici.
© Teatro del Suono

Magazine - Andrea Liberovici guarda a J. W. Goethe (1749-1832) e mette in scena il suo Urfaust, (scritto nel 1774 e basato su una leggenda popolare profondamente radicata nel folklore tedesco fin dal 1500).
Nonostante gli illustri precedenti, che hanno portato sulle scene questo testo non finito, tra cui B. Brecht, V. Puecher, G. Strehler e P. Stein, il regista genovese dialoga solo con l’autore recuperando quelle giovani passioni che furono alla base della scrittura del testo.

«Mi ha suggestionato l’idea che Goethe», spiega Andrea, «vide per la prima volta il Faust a cinque o sei anni, al teatro delle marionette. Da allora si portò avanti la passione per questa storia tutta la vita». L’impatto del teatro delle marionette su Goethe fu tale che i primissimi scritti lo impegnarono proprio in quella forma spettacolare, prima che in ogni altro genere. «Il punto di vista», continua Andrea, «è quindi quello di un bambino posto di fronte al grande affresco demoniaco, ma anche ad una vicenda piena d’amore».

Per affrontare Goethe, Liberovici ha scelto di porsi dentro un’altra grande sfida, lavorando con due attori della tradizione come Paola Gassman (Marta) e Ugo Pagliai (Faust). «È stata una scelta corretta per il progetto che avevo in testa di teatro classico e per lo sguardo di bimbo a cui sottopongo lo spettacolo», afferma Andrea, riflettendo a posteriori sulla questione. «Forse è stato un azzardo, ma nella pratica e concettualmente si è svolto molto bene. Mi piace lavorare con persone curiose».

Come di consueto questa nuova idea di Liberovici -una coproduzione del Teatro Stabile di Genova, del Teatro del Veneto “Carlo Goldoni” e del Festival di Borgio Verezzi, di cui ha aperto la XXXIX edizione quest'estate- si è nutrita di musica e nuove tecnologie ma al contempo, questa volta, è nella tradizione che ha trovato un elemento chiave (al di là degli intepreti e del testo): le marionette Lupi di Torino. Queste saranno compagne di viaggio degli attori, giganti e scenografia, ma anche attori –perché animate e dotate di una voce registrata– che interagiscono con gli interpreti umani.

Ma quale necessità ha spinto il regista verso questo testo? «Non ho letto tutto Goethe, ma quasi, e ho trovato un filo rosso tra i suoi scritti: il rapporto conflittuale tra le regole dell’uomo e quelle della natura. È questo che metto in scena. Quando Faust incontra Mefistofele non incontra il diavolo, ma quella parte di sè fino a quel momento rimossa. È attraverso di lui che conosce l’amore, ma le leggi biologiche glielo negheranno, per questo ucciderà. Ecco il dramma: se uno imposta le sue azioni contro i ritmi della natura, a qualche punto arriverà il confronto e, più avanti si va, più sarà duro e tragico. Per questo mi sembra terribilmente attuale. Se uno solo del pubblico si domandasse quanto Faust c’è in me, l’obiettivo sarebbe già raggiunto».

Attori in scena, video, effetti sonori, marionette: quale equilibrio? «Proprio dalla scrittura emergono immagini molto forti che sembrano chiedere una proiezione. In altri casi il video aiuta a compiere la sintesi di scene altrimenti molto lunghe. Se Shakespeare fosse nostro contemporaneo utilizzerebbe tutti gli strumenti a sua disposizione, così come a suo tempo sfruttava cartelli e macchine teatrali proprio come oggi io uso la multimedialità. Per la musica ho fatto un lavoro filologico sul repertorio storico ottocentesco. Mi interessava una certa precisione nella ricostruzione, in particolare del teatro delle marionette. Questa esigenza nasce dalla natura del testo: con battute molto alte, spesso liriche, volevo trovare una concretezza scenica e quindi far cantare la musica dell’epoca non il testo».


16 novembre - 4 dicembre 2005
Urfaust
versione italiana Giovanni V. Amoretti
interpreti Ugo Pagliai (Faust), Paola Gassman (Marta), Ivan Castiglione (Mefistofele) e Kati Markkanen (Margherita)
scene Paolo Giacchero
luci Sandro Sussi
costumi Silvia Aymonino
regia Andrea Liberovici

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin