A Palazzo Rosso fiaba in musica - Magazine

Teatro Magazine Palazzo Rosso Martedì 5 luglio 2005

A Palazzo Rosso fiaba in musica

Magazine - A teatro sulla terrazza di Palazzo Rosso. Accade mercoledì 6 luglio, alle ore 21.30 (in replica alle 22.45) al secondo piano nobile di Palazzo Tursi dove va in scena Il gatto e l'usignolo, spettacolo per musica e voce (Ottavia Fusco) su testo di Michele Serrano, che "racconta le vicende di una grande amicizia amorosa, complicata dal fatto che i protagonisti sono molto diversi tra loro, nemmeno della stessa specie".

Serrano afferma: «È una lettera in forma di fiaba, mentre la scrivevo mi sono reso conto che tutti i miei amori sono stati alieni. Persone che appartenevano a mondi differenti, lontani anni luce: un gatto che si innamora di un usignolo, una vipera che si invaghisce di una vecchia signora e così via. Questa dunque è diventata la prima di una serie di novelle scaturite dall’intento di fare la pace con tutti, con sé stessi per primi, per non rimpiangere, non recriminare, ma comprendere». Accanto all'originalità narrativa, una composizione musicale costruita ad hoc da Matteo Manzitti ed eseguita dal vivo da una giovane orchestra (Lorenzo Cavasanti, flauto; Elena Aiello, violino; Alessio Caprari, viola; Sara Spirito, violoncello), per dialogare con il testo in modo descrittivo, associando uno strumento ad ogni personaggio a la Prokofiev, in uno stile colorato da ritmi (tzigani, contemporanei, jazz) e tecniche diverse, in un’armonia impressionista.

Ecco l'incipit del testo:
Il gatto e l’usignolo
C’era una volta un usignolo. Viveva nei quartieri alti della città, in una casa bellissima circondata da un grande giardino; ma lui usciva di rado. Preferiva svolazzare in salotto. Annidarsi tra le grandi foglie del ficus elastica, scendere in picchiata lungo lo scalone di marmo e poi tornare al suo trespolo di bronzo dorato. Una signora elegante e profumata cambiava più volte al giorno la sua acqua, che era sempre cristallina, e gli portava piccole foglie di insalata, fettine di mela, semi di miglio dorato. Non si poteva desiderare di più ed ogni sera, all’imbrunire, lui planava fino al grande davanzale della finestra verso il parco e lasciava che il suo canto dolcissimo risuonasse tra le volte, echeggiasse negli ampi saloni deserti e si perdesse tra le scure fronde degli alberi ad alto fusto. Poi andava a dormire. Una sera però, nel bel mezzo di un trillo piuttosto impegnativo…

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin