Concerti Magazine Giovedì 30 giugno 2005

India al Festival del Mediterraneo

E' dedicata tutta all'India la prima serata del XIV . I ragazzi di hanno cominciato nel 1992 con un annullamento per pioggia, che «ci ha portato bene» sorride , salito sul palco per aprire ufficialmente le danze. Si comincia alle 21:00, nella Piazza delle Feste del Porto Antico, piena nonostante l'oggettiva scomodità (palco troppo basso per riuscire a vedere dalle ultime file) e gradoni laterali da torcicollo. L'affetto e soprattutto la stima che in questi anni Echoart ha guadagnato tra i genovesi, li restituisce tutti in qualità musicale e teatrale con il Festival del Mediterraneo e da quest'anno con la , una scuola dedicata alla danza, alla musica e al teatro dei popoli.

Lo spettacolo di questa prima serata vedrà alternarsi sul palco i Baul del Bengala - cantori e musicisti mistici vaganti - Karunkaran - con il teatro Kathakali del Kerala - e infine i Dhoad - gitani del Rajasthan - con un vero e proprio circo musicale tra fachiri, giocolieri e incantatori di serpenti. I Dhoad dovevano esibirsi per primi, ma per colpa di un'indiscutibile assonanza linguistica sono sbarcati a Genève, e non nella nostra Genova, allunganto così il loro viaggio dall'India.

I primi ad esibirsi sono quindi i Baul del Bengala. Nei loro vestiti domina l'arancione. Sono accompagnati da strumenti a corde, flauto, tamburi e poi gungur nuppur delle cavigliere che fanno suonare danzando, tutti costruiti da sè. Si definiscono folli, vivono un'esistenza libera, senza distinzioni nè regole, una vita semplice basata sulla sola gioia di cantare e danzare insieme in ogni luogo.

Prima che salga sul palco il secondo artista, una ragazza ci spiega alcune movenze del teatro Kathakali: bere, ho fame, elisir mortale, due belle ragazze, bambino Krischna... che ci aiuteranno a seguire meglio l'esibizione di Karunkaran. Lui è solo sul palco. E interpreta l'uomo e la donna. E' muto, ma si esprime con la mimica e la danza. E' di una difficoltà (ma anche una ricchezza) la differenza nei codici comunicativi: il significato che convenzionalmente la nostra società ha legato ad un gesto, non è necessariamente lo stesso per le altre popolazioni. Per fortuna una ragazza velata d'azzurro ci viene in aiuto, consegnando ai presenti un foglio che racconta a grandi linee la storia che sarà messa in scena da Karunkaran -attore, danzatore, docente della scuola Iat Gong di Genova.

E' quasi mezzanotte e i Dhoad sono finalmente arrivati a Genova. Salgono sul palco uno alla volta: li presenta con un inglese a dir poco incomprensibile - l'unica parola che si capiva benissimo, e che ripeteva continuamente era Rajasthan - un ragazzo dall'età indefinita. Mostrano i loro insoliti strumenti: uno assomiglia allo scaccia pensieri siciliano, quello dei vecchi film sulla mafia. Sembrano divertirsi un sacco: incitano il pubblico a battere le mani al ritmo delle loro percussioni. Anche se la loro esibizione non è raffinata come le precedenti, sono decisamente più coinvolgenti. Alla fine me ne torno a casa, pentita solo di aver preso la macchina, e di aver pagato ben 10.50 Eu di parcheggio!

Nella foto: I Dhoad del Rajasthan

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