Concerti Magazine Sabato 2 luglio 2005

Il salotto del Principe

Magazine - Primo luglio. Comincia con un colpo di tosse il Principe, e si perdono nella sua gola Pezzi di stella e pezzi di costellazione , che sono un bel modo per cominciare un venerdì sera limpido e fresco alla Piazza del Mare di Genova.
Barba canuta, cappello beige e camicia bianca a quadrettoni. Le gambe son due sigari blu, lui si gira, faccia alle percussioni, e sculetta un tantino rigido.
Scenografia semplice semplice, un telo zebrato che cambia luce, sette uomini fuori che si divertono da matti e il Principe lo dice, dice stasera ci stiamo divertendo da matti che quasi gli viene da ridere, e schitarra quieto la sua chitarra blu, e disegna archi puntuali con la sua fisarmonica.
Tra generazioni almeno riempiono la platea, ragazzini di quattordici anni cacciano i 15 euri per una t-shirt con su due piani della casa di Hilde.
Tre generazioni almeno incise nella carne viva da Tempo reale, che chi scrisse W l’Italia ora scrive paese di pecore e pescecani, scrive che se potesse rinascere ancora preferirebbe non rinascere qua...

Scaletta che non t’aspetti, con estratti da copione dell’ultimo album, riarrangiamenti rockeggianti di semi-classici (L’aggettivo “mitico”, Compagni di viaggio, Il guanto), un Dr. Dobermann molto reggae e nostalgie rare, Caterina, Atlantide, L’uccisione di Babbo Natale. L’angolo dei super classici è molto più compiacente del previsto, cantabilissime Alice, La leva calcistica, Generale, La donna cannone, mentre Rimmel e La storia siamo noi se ne vanno un po’ per i fatti loro. Ma va benissimo così. Il Principe è con la sua gente, con le mani e con la testa, mette giù un concerto che ti prende sottobraccio, gratta via una nota ogni tanto, sorride un sacco, ti guarda dritto negli occhi, si capisce che è contento di star lì.

Non lo so, sarà che invecchia lui, sarà che invecchio io, sarà che ai suoi concerti quelli più grandini son sempre più grandini, ma sembra proprio di stare tutti insieme in un salotto gigantesco ad ascoltare uno che un po’ è un papà e un po’ è un amico e un po’ è uno stronzo e alla fine è un po’ un dio, e io ci sto dentro di brutto con questo cielo verde dietro il palco e gli aerei che vanno giù sull’orizzonte e i ragazzi (giovani e meno) che si stringono, e insomma si sarà capito che il Degre mi ha fatto l’effetto che ci si aspetta che faccia.

Quando chiude con La valigia dell’attore stai quasi male per quanto stai bene. Il Principe è tornato a vedere l’effetto che fa. Ha camminato con la sua vecchia voce viva grigia stanca fino all’ultima fila, oltre il buio che c’è.
E’ venuto per niente perché per niente si va.
Io vorrei che la smettesse di invecchiare, vorrei che tutti questi infami di cantautori che mi sparano nei denti e nello stomaco e nel cuore si dessero una regolata e la piantassero, perchè senza di loro non si può proprio fare.

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