Concerti Magazine Venerdì 1 luglio 2005

Port-Royal @ Goa-Boa

Nell'ultima serata del - sabato 9 luglio 2005 - un'altra band genovese si esibirà accanto a Afterhours, Antony and the Johnsons, Piers Faccini, Marlene Kuntz, Perturbazione, Laetitia Sheriff, Super Elastic Bubble Plastic e . Sono i , alfieri del vivaio di musicisti di belle speranze in cui abbiamo incontrato , , e il già citato .
Roberto Murgieri ha incontrato Attilio (il chitarrista) per noi.

Qualche piccolo cenno su di voi, i Port-Royal: chi sono e quando nascono? «Il primo nucleo del gruppo fu caratterizzato da me ed Ettore, ti parlo del giugno del 2000.
Io alla chitarra e tastiere, Ettore anch’egli alle tastiere e al pianoforte. Successivamente si sono aggiunti Michele alla batteria, Emilio alla programmazione e ai campionamenti e Giulio come ultimo innesto al basso e ai campionamenti».

Spiegamo il perché dei nomi: Port-Royal e Flares.
«Il nome del gruppo deriva dall’omonima abbazia francese, culla, durante il Seicento, del giansenismo e frequentata dal filosofo Pascal. Ci piaceva fondamentalmente come suonava il nome, inoltre il giansenismo rappresenta una delle tante possibilità inespresse della storia che si situano negli interstizi tra le grandi dottrine dominanti. Flares in inglese sono i bagliori e le esplosioni sulla crosta solare, ma sono chiamati così anche i pantaloni a zampa d’elefante che impazzavano negli anni settanta! Siamo molto legati al primo significato, i bagliori intesi come nuclei di speranza, come luce in fondo al tunnel…».

Una domanda che mi incuriosisce molto, siete prodotti dalla “Resonant”, nota casa discografica inglese, per quale motivo un lavoro del vostro calibro non ha trovato gloria in qualche casa italiana?
«Fin dall’inizio abbiamo avvertito una potenziale assenza di spazio qui in Italia, anche se il nostro primissimo lavoro Kraken EP, nel 2002, è nato praticamente in casa con la Marsiglia Records. Successivamente abbiamo inviato un nostro nuovo demo con alcuni pezzi di Flares ad alcune case discografiche europee… diverse si sono dimostrate interessate, ma la più concreta ed entusiasta fu proprio la casa inglese».

Catalogare il vostro genere post-rock è banale e al tempo stesso molto, forse troppo generico. Vi hanno accostato a Mogwai e Sigur Ros, vi riconoscete vicino a questi colossi?
«Sicuramente l’accostamento ai Mogwai e ai Sigur Ros ci fa piacere, considerata la loro immensa bravura: questo tipo di accostamenti è sicuramente utile per indirizzare in prima battuta l’ascoltatore che si avvicina alla nostra musica. Per quanto validi siano i gruppi a cui ci accostano, il nostro lavoro, ascoltato attentamente, dimostra come in realtà ci stacchiamo da queste grandi realtà, creando un sound decisamente nostro, formato da molti strati sonori uniti tra loro da un fluido collante solidissimo e da un mix di generi, quali l’ambient, l’elettronica, il post rock, non così facilmente riscontrabile».

Ascoltando il vostro album, tra l’altro estremamente corposo visto che supera i settantasette minuti, sembra quasi di intraprendere un viaggio al di sopra delle nuvole, fluttuando nel cielo. Registrandolo, che sensazioni vi ha trasmesso?
«Fondamentalmente avevamo già un’idea di quello che avremmo realizzato. La lavorazione, infatti, inseguiva, per così dire, un risultato che era impresso nella nostra mente. Non sempre però questo è avvenuto. In molti casi siamo stati come dei viandanti sperduti in contrade sconosciute che si lasciano guidare dall’istinto del momento, quindi abbandonando il pragmatismo che ci ha accompagnati per parte del lavoro, durato ben tre anni, e lasciando spazio alle emozioni immediate».

Quest’anno vi esibirete al Goa-Boa, dove avete già suonato due anni fa, poi in programma c'è un tour europeo. Dove approderete? Come vi sentite all’idea di suonare in patria e fuori la vostra musica?
«Durante l’autunno suoneremo in diverse nazioni europee come Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Irlanda e Svizzera. In Italia abbiamo avuto una buona accoglienza: siamo stati contattati da molte radio per interviste, alcune tra le più importanti riviste specializzate ci hanno recensito molto positivamente ed intervistato, e numerosi promoter ci hanno invitato a partecipare ai loro festival… un’accoglienza più calorosa di quanto ci aspettassimo!»

Roberto Murgieri

Nella foto: i Port-Royal

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