Jan Fabre a La Marrana - Magazine

Mostre Magazine Venerdì 1 luglio 2005

Jan Fabre a La Marrana

© Jan Fabre - shelter

Magazine - Al parco di arteambientale , (Montemarcello, Ameglia – SP), ogni anno cresce la natura e l’arte. Accanto agli alberi da frutto, agli ulivi, ai bellissimi cespugli della macchia ligure, lungo le piane e nel boschetto di pini marittimi l’arte trova i suoi spazi e si annida.
Nel tempo, dal ’97, le “case” a La Marrana sono emerse in legno, tessuto, ferro o pietra per ospitare le idee e le riflessioni degli artisti chiamati a leggere questo parco: da Hossein Golba a Kengiro Azuma, da Philip Rantzer a Luigi Mainolfi fino a Mario Airò e vedovamazzei, Magdalena Campos-Pons e Joseph Kosuth e Jannis Kounellis.

Quest’anno il nuovo avanza ed è doppio perché a fare il nido quassù sono arrivati più nomi: l’artista belga Jan Fabre (autore teatrale e coreografo quest’anno alla direzione del Festival di Avignone) che presenta The shelter (for the grave of the unknown computer), a cura di Giacinto di Pietrantonio e i giovani Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini con Le cose non sono quelle che sembrano, a cura di Francesca Pasini.

Gli insetti, elemento comune alle due nuove creazioni artistiche, sono un trait d’union del tutto casuale, tanto più che gli artisti hanno scelto collocazioni molto lontane e diverse per tipologia nel parco: Fabre ha scelto il rifugio nel bosco, Mocellin e Pellegrini, invece, hanno prediletto la parte curata del giardino dove era più corretto inserire una riflessione sull’amore giovanile.
Come è noto nella ricerca artistica di Fabre gli insetti, come per Kafka, sono metafora della metamorfosi umana. Mentre, nel lavoro di Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini gli insetti, che sono immaginari e popolano il giardino, sottolineano la metafora della sessualità lungo una storia d’amore e incesto tra fratello e sorella il cui spunto sono i racconti Ada o Ardore di Vladimir Nabokov e Angeli e insetti di Antonia Byatt.

Jan Fabre
The Shelter (For The Grave Of The Unknown Computer) - ovvero “Il rifugio (per la tomba del computer sconosciuto)”, (2005) – di è metafora dell’esistenza, della morte e della possibilità di superarla: un rifugio, già esistente nel parco - ospita alcune croci con su incisi nomi di insetti (forse computer sconosciuti?), illuminate da sette lucerne.

Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini
Le cose non sono quelle che sembrano
Si tratta di un’installazione a più elementi: un tavolo di pietra attorno al quale sono posti quattro sedili, di pietra anch’essi. Sul piano è scolpito il gioco dello “scarabeo”, al centro del quale si intrecciano le parole INCEST/INSECT. All’interno del tavolo si trova tutto l’occorrente per giocare, e due casse acustiche che rimandano la storia scritta e interpretata dai “fratelli” Ottonella e Nicola. Accanto a tavolo e sedie, sono state piantate una Budleia davidii (che attira le farfalle - animale simbolico della trasformazione), e un albero di prugne frutto di un innesto di due diversi tipi di pruni, che allude ad un “incesto vegetale”.

Altrove, un’altalena - rimando al gioco infantile - sul cui sedile di legno è inciso un “bersaglio enigmistico” che avviluppa i nomi dei “fratelli-amanti”, in una generazione reciproca, per cui si ottiene: OTTONELLA-OTTONE-RAME-RAMO-INNESTO-FRUTTA-FICO-FOGLIA-FIGLIA-SORELLA-FRATELLO-FRATE-RATE-ARTE-CARTE-GIOCO-SCARABEO-INSETTO-INTESTO-INCESTO-CESTINO-DESTINO-FATO-FANTE-FONTE-MONTE-COLLINA-COLINA-NICOLA.

Infine, lungo le corde dell’altalena trovano posto delle casse acustiche, attraverso cui, grazie a una fotocellula, sedendosi parte, con il dondolio, il racconto.
La magia di questi opere artistiche e il loro significato più profondo è praticabile e verificabile solo visitando il parco de La Marrana, che attraverso di esse si trasforma e rinnova.

Gli allestimenti, compresi quelli delle passate edizioni, sono visitabili dal 2 al 31 luglio 2005
Orario di visita: sabato e domenica dalle 18 alle 22
Indirizzo: Casa Bolongaro, Località La Marrana, Montemarcello, Ameglia (SP), 0187 600158
www.lamarrana.it

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