Concerti Magazine Giovedì 30 giugno 2005

Denize @ Goa-Boa

Altro giro altra musica. Dopo e , questa è la volta di una one-man-band. Sabato 9 giugno Denize si esibirà sul palco del . Una chitarra e atmosfere coninvolgenti all'insegna del Lo-Fi. Marta Bacigalupo ha incontrato il poliderico cantautore genovese.
E non è finita qui. Per il prossimo gruppo basta aspettare fino a domani

Raccontaci chi è Denize e il suo rapporto con la musica
«Forse non mi hanno mai chiesto perché faccio musica. Mi accompagna fin da quand’ero piccolo, dalle domeniche in gita col coro di mio padre a tutti i dischi che facevo suonare (ancora mi sembra di ricordarne il profumo e l'emozione che dava un vinile rispetto a un cd). A dieci anni ho imbracciato la prima chitarra e da lì non ho mai smesso di suonare: in camera mia, con gli amici, o con le prime band del liceo, mi sono accorto che riuscivo a trasmettere le stesse emozioni che provavo io da ascoltatore. Come qualsiasi altra forma d’arte la musica è comunicazione, e ognuno ha il suo linguaggio. Il mio è quello delle melodie, mi riesce più naturale esprimermi in musica piuttosto che a parole».

Nonostante il tuo sia un genere piuttosto particolare, i pareri favorevoli non mancano, e neppure i risultati
«Beh... meglio non montarsi ancora la testa, non credi? Però, ascoltando sempre tanta musica sono riuscito a creare un mio stile, e la gente lo sente. È questo che rende il proprio lavoro differente, curioso, e quindi degno di attenzione. Ad esempio, io stesso etichetto il mio genere come LO-FI, perché penso si possano scrivere belle canzoni, riducendo all’osso la strumentazione. Hai mai ascoltato un disco di John Frusciante o di Hayden? A molti potrebbe non piacere sentire il rumore di un seggiolino che cigola, o il ronzio della televisione in sottofondo, ma sono proprio questi rumori che calano l’ascoltatore in un’altra dimensione, più viva. A me piace proprio la sensazione di essere lì vicino a chi suona, allontanandosi dai suoni preconfezionati di un cd registrato con troppe finezze».

A proposito, come/perché si arriva alla one-man-band?
«One-man-band? Diciamo che mi ci sono ritrovato. Avevo un gruppo, i Kitty Wedgers, col quale ho passato anni bellissimi. Quando ci siamo sciolti è stato un brutto colpo. Non ho più suonato in altri gruppi, ma ho continuato a scrivere pezzi miei. Così, dopo un primo cd very lo-fi ,Up tunning down, ho registrato Less than ten, rimasto nel mio stereo per un anno, fino al mio esordio alle Cantine degli Embriaci, dove ho iniziato a credere veramente di potermi proporre come one-man-band. La gente stenta a credere che uno da solo su un palco possa creare atmosfere complesse, alla pari di una vera band».

Pur non amando i paragoni, devo arrendermi. Prima o poi tutti ne sono vittima: almeno scegli tu. Quali sono i tuoi riferimenti?
«Secondo me è importante ascoltare di tutto, ma se vuoi sapere quali sono i miei “masterpiece” allora ti dico nomi come Pedro the Lion, Chokebore, Hayden l'ho già detto, The Notwist, Sparklehorse, Herman Dune, Arab Strap, gli islandesi Sigur ros e Mum, per non dire Mugison, quest'ultimo one man band come me. Però, ripeto, fondamentale è non ghettizzarsi troppo (pensa che nelle mie scalette ho preparato anche cover di Britney Spears)».

Cosa ti aspetti da Goa-Boa?
«Mi aspetto solo di potermi divertire su un palco dove i suoni ti travolgono e di poter fare musica a volumi eccellenti. Fino ad ora sono sempre stato spettatore, apprezzando i numerosi gruppi validi che si sono esibiti (ricordi i Venus o i Blonderedhead?). Quest’anno sono ospite e per me è una grossa emozione dividere il palco con i e gli .

Sabato 9 luglio, oltre a Denize, il prevede i live di Afterhours, Antony and the Johnsons, Piers Faccini, Marlene Kuntz, Perturbazione, Port-Royal, Laetitia Sheriff, Super Elastic Bubble Plastic.

Marta Bacigalupo

Nella foto: Denize e la sua chitarra

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