Magazine Mercoledì 7 febbraio 2001

Frammento I

Enzino, secondo Dopoguerra

Frammento Primo – Enzino, Secondo Dopoguerra

Si dice che un giorno stesse giocando a calcio con gli amici di quartiere. Campo sterrato, polvere e fiato spezzato. Lo immaginai soffocare mentre cercava di scartare il più bravo. Lo vidi rassegnarsi e imprecare mentre il portiere lo insultava. La rete segnata dagli avversari preannunciò la tragedia personale di Enzino, quel difensore poco agile e corpulento. Tra la gioia e il vociare dell’altra metà campo si fece largo l’onda altalenante di una sirena, di un’ambulanza, di un manipolo di infermieri dalle mani sporche di terra e i camici ingialliti. Una vecchia vettura FIAT si fermò a bordo campo. Non c’erano infortunati, e il sole batteva forte sulla fronte: forse erano le due del pomeriggio. Il riflesso del parabrezza nascondeva il viso dell’autista, in attesa, fermo sul sedile.
Enzo incuriosito, scaccia la palla e si avvicina. Ha tra le mani la camicia, tra i pensieri un sospetto.
Dalle porte posteriori escono due uomini, massicci e severi che abbozzano un fare amichevole e compagnone: "A quanto state? Chi vince? Che caldo fa! Qual è Enzino?". Gli indici dei compagni aiutano l’operazione. Tecnicamente si dice "Ricovero Coatto". Enzo non sa neppure come si chiamino questi signori che lo vogliono. Eppure va, li segue. Si volta prima di salire sul FIAT e si rammarica di non aver atterrato l’attaccante prima che marcasse, forse lo porteranno dall’arbitro. Forse l’arbitro gli insegnerà a stoppare e lo rimanderà in campo.
Dicono e raccontano gli operatori, e tutto si perde nella nebbia del passato e nell’incertezza della diceria popolare: i genitori di Enzino poveri, i comunisti fuori dal governo, gli artificieri che hanno da poco iniziato a far brillare gli ordigni inesplosi, la riforma agraria alle porte. La mamma non sa come nutrire i figli. Il padre si annienta nel vino e nei ricordi di guerra, il giovane Enzo che gioca a pallone. "Figlio della terra e della guerra".
Agli occhi della madre la situazione è chiara e gli amici definiti: sono quelli che danno il pane e la zuppa, sono quelli che ti parlano e vogliono il suo bene; sono quelli che sperimentano l’elettroshock. Saranno i nuovi amici di Enzo.
Quarant’anni dopo, la storia di Enzo è sempre la stessa breve diceria di paese, poiché di cosa abbia fatto durante la sua vita non si sa nulla, solo qualche documento dell’istituto, solo il suo sguardo e la sua malattia ci possono essere utili nell’immaginare l’esperienza di un uomo al margine, o forse oltre. Ma queste sono solo dicerie e speculazioni.
Oggi Enzino indossa il pigiama prima di andare a letto, ci piscia dentro e se lo cambia, mangia e sputa, a volte dorme per terra, altre canta.

Davide Brunetti

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di Annamaria Tagliafico

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