Diario dal Genova Film Festival - Magazine

Cinema Magazine Martedì 28 giugno 2005

Diario dal Genova Film Festival

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Chiude i battenti il Genova Film Festival 2005 e lo fa in grande stile. Sabato 2 luglio, infatti, la premiazione dei cortometraggi in concorso è stata anticipata da un seminario che ha visto protagonisti il regista Pasquale Pozzessere e gli attori Stefano Dionisi e Sabrina Colle, interpreti principali de La porta delle 7 stelle, film che il Festival ha presentato in anteprima nazionale. Con loro anche l'assessore Maria Cristina Castellani e Cristiano Palozzi, direttore artistico del Festival insieme ad .

Sotto gli splendidi affreschi di Palazzo Doria Spinola, sede della Provincia di Genova, si è parlato di Padre e figlio - film che Pozzessere girò a Genova nel 1994 - e del rapporto tra il regista e l'attore. Pubblico attento nonostante il caldo e la giornata di sole che invitava a mollare tutto per fare un tuffo in mare, mentre Dionisi raccontava l'incontro con il regista che l'ha diretto già due volte: «Pasquale mi ha scelto per interpretare Padre e figlio dopo avermi notato mentre giravo un altro film. Poi mi ha fatto un provino: è stata dura, ma infine si è convinto». E per ottenere quel ruolo Dionisi ha dovuto addirittura imparare il genovese: «mi sono ispirato a Giuseppe, conosciuto per caso alla stazione Principe». Chissà che fine avrà fatto oggi quel ragazzo... ma ad insegnare all'attore romano la corretta pronuncia del nostro dialetto ci ha pensato soprattutto Mauro Pirovano, che ha aggiunto polemicamente (ma pur sempre con il sorriso sulle labbra): «Pozzessere è uno dei pochi registi che, venuto a Genova per girare il suo film, ha scelto di lavorare con attori genovesi. Infatti Padre e figlio è il mio primo film. E il primo film non si scorda mai!».

Un'ultima curiosità: il lungometraggio, che vedeva protagonista un Michele Placido che interpretava il ruolo dell'operaio, è stato girato a Cornigliano, in un appartamento le cui finestre davano direttamente sull'Italsider. E scopriamo, così, che Pozzessere si è letteralmente innamorato della città e dei genovesi, tanto da farsi strappare una promessa: tornerà a Genova per girare un film.

Poche ore più tardi il pubblico del Genova Film Festival si trasferiva nella sala B del cinema America per l'attesa premiazione dei corti in concorso. Ad aprire le danze sono stati Marcello Cesena e gli attori che per tutto l'anno lo hanno accompagnato nelle sue gag viste in Mai dire lunedì, programma televisivo firmato Gialappas. Dopo la proiezione di Sensualità a corte (dove Cesena, in vesti ottocentesche, interpreta il nobile Jean Claude), Cristiano e Antonella hanno consegnato le targhe ai vincitori: eccoli.

Premio del pubblico: Polittico, di Mattia Cinquegrani (il più giovane regista della rassegna).
Premio Location Liguria: Libero arbitrio, di Francesco Guarnaccia, con menzione speciale per L'apprendista, di Giacomo Gatti.
Premio Obiettivo Liguria: La vecchia guardia racconta Vernazzola, di Francesco Deleo. Tre le menzioni: Omicidio premeditato, di Alberto Carbone, Libero arbitrio, di Francesco Guarnaccia e Il caffè, di Luca Giberti e Nicolaj Pennestri.
Premio della critica: Gli ultimi, di Riccardo Marchesini. Segnalazione per Un inguaribile amore, di Giovanni Covini.
Premio Daunbailò: Neon, di Francesco Canneto.
Miglior colonna sonora: Aria, di Claudio Noce.
Miglior documentario: Detour de Seta, di Salvo Cuccia e Un inguaribile amore, di Giovanni Covini.
Concorso nazionale (sezione fiction): Gli ultimi, di Riccardo Marchesini (2500 metri di pellicola Kodak per lui). Menzioni ad Aria, di Claudio Noce e Buongiorno, di Melo Prino.
Premio Cinema Avvenire: Dietro palla o dietro porta, di Fabio Caramaschi. Menzioni a Radiopanico, di Gigi Piola e Indistruttibile, documentario di Michele Citoni.




sabato 2 luglio

Sala gremita ieri, venerdì primo luglio, per l'anteprima de La porta delle 7 stelle, il nuovo film di Pasquale Pozzessere. Regista e produttore di documentari, Pozzessere è stato per anni aiuto-regista di Francesco Maselli e Pupi Avati. Al Genova Film Festival c'erano, insieme a lui, i due protagonisti del film, Stefano Dionisi e Sabrina Colle: belli e possibili, ma anche molto timidi e un po' sfuggenti.

Il film narra di David (Dionisi) che, dopo l'omicidio della madre quando lui era solo un bambino (Dionisi da piccolo è interpretato da Luca Burato, anche lui in sala) trascorre la propria vita tentando di superare il grave trauma. Il corpo della madre era stato infatti ritrovato decapitato in India, nella regione di Goa, dove David aveva trascorso parte della propria infanzia.
Il suo innato talento porta David ad intraprendere una carriera come giovane pianista, per poi abbandonare la musica e diventare un pilota dell'Aeronautica militare: ancora una volta David manifesta la sua ansia di sperimentare il nuovo. Poi il contatto con un nuovo mondo, quello della "new economy", della ricchezza e della corruzione.
Infine l'incontro con Arianna (Sabrina Colle), bella e complicata quanto basta per farlo innamorare. Entrambi prigionieri di un trauma infantile, i due non si lasceranno più. E sarà proprio l'India a consolidare il loro legame.

Era la prima volta che vedevi il film?, chiedo a Dionisi che, in maglietta bianca con stampa di un'iguana nera, non vedeva l'ora di raggiungere l'uscita per liberarsi del caldo soffocante.
«Per me questa è stata la seconda visione del film: in genere non mi vedo più di una volta, ma questa è stata un'occasione imperdibile».

E ti sei piaciuto?
«Sì... niente traumi: in fondo è semplicemente un film, non c'è nulla da temere!».

Eri già stato a Genova?
«Sì, ero tra i protagonisti di Padre e figlio, il film che Pozzessere ha girato nel 1994 proprio a Genova. Oggi ho ritrovato un Porto Antico rinnovato, che rende bene l'idea di Genova come città di mare».

Cosa mi dici invece dell'India, luogo dove avete girato gran parte de La porta della 7 stelle?
«Per me non è stata una novità: amo molto viaggiare e c'ero già stato anni fa in vacanza».

La spiritualità c'entra qualcosa in quel tuo viaggio?
«Assolutamente no: sono un ateo convinto!».

Qual è la parte del film in cui ti riconosci maggiormente?
«Senz'altro la parte finale: David finalmente ritrova se stesso e l'amore di Arianna. Mi riconosco in quella fase della vita del protagonista».

Lascio Dionisi alla sua agognata sigaretta e raggiungo il regista:
Perchè la scelta dell'India come set?
«È una terra che ben si prestava allo spirito del film: la metafora di un percorso psicologico che il protagonista intraprende e che termina proprio nella regione di Goa. Ragione e passione, d'altra parte, sono i temi principali del film».

Dopo Padre e figlio, di nuovo a Genova...
«Una città che mi piace molto e che sto riscoprendo oggi. Mi colpisce il fatto che, pur cambiando e rinnovandosi, Genova riesca a mantenere intatte le proprie radici e la sua forte personalità».

Anche un Festival permette a Genova di crescere...
«Sono d'accordo: il Genova Film Festival è una manifestazione che ogni anno acquisisce valore, anche grazie a due bravi organizzatori. Non è la prima volta che partecipo al Festival e, anche quest'anno, il livello dei cortometraggi in concorso è molto alto».




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