Concerti Magazine Lunedì 27 giugno 2005

Chiedi chi erano i Beatles

26 giugno 1965: i giornali dell’epoca dicono facesse molto caldo, qui a Genova. Una canicola simile a quella di questo periodo. Fu un giorno particolare, per la gioventù cittadina: erano approdati all’Hotel Colombo di Piazza Acquaverde alcuni ospiti davvero speciali. Ladies and gentlemen, . La tradizione vuole che il capoluogo ligure sia stato scelto come tappa del tour italiano, insieme a Milano e Roma, per via del porto, a quanto pare così simile a quello della loro Liverpool.
Si esibirono due volte, al Palazzetto dello Sport della Fiera, alle 16 e alle 21: ai tempi, si teneva conto del coprifuoco imposto dalle famiglie. Le cronache cittadine riportano di avvistamenti di giovani capelloni in giro per il centro: con fare bacchettone, viene suggerito che non può certamente trattarsi di ragazzi genovesi, così ammodo.
Molti di questi aneddoti, una marea di foto e tanti cimelii sono stati raccolti per la mostra I Beatles in Italia: 1965-2005, organizzata da Mauro Colombi, Fulvio Fiore e Luciano La Bollita ed allestita nei locali espositivi della Biblioteca Berio. La rassegna di memorabilia ha virtualmente chiuso i battenti il 25 giugno, per spostarsi al Rock Café di via Malta.

L’iniziativa è una goccia nel mare delle celebrazioni organizzate per festeggiare il quarantennale dello sbarco dei Beatles nel Belpaese: libri, rassegne fotografiche, concerti nei luoghi del misfatto beatlesiano (su tutti, l’ippodromo Vigorelli di Milano). Rolando Giambelli, fondatore del , ha presenziato praticamente a tutte. Sono state coinvolte anche la sua città, Brescia, e perfino Bitti, paesino della Sardegna famoso per i suoi tenores.
Insieme ad un folto gruppo di musicisti, Giambelli ha affittato i famosi studi della EMI in Abbey Road per incidere un doppio cd di cover dei fab four, A day in the life at… Abbey Road: stampato in sole 1500 copie, il suo ricavato verrà devoluto interamente in favore dell’Unicef.
Le “solennità” genovesi hanno raggiunto l’apice il 26 giugno: gli amanti del quartetto inglese si sono ritrovati presso i locali del Ricordi Mediastore di Via Fieschi, per assistere ad un mini-festival delle Beatles-band. Tanti ex-adolescenti e qualche nuova leva, tutti pronti a cantare le canzoni dei baronetti: è inutile dire che i Beatles vanno ben oltre l’evento generazionale. Ancora non è possibile quantificare in quale misura abbiano influenzato centinaia di altri musicisti. Morgan, leader dei Bluvertigo, nel volumetto Help! Arrivano i Beatles (ed. Lampi di Stampa), accenna qualche nome (Elton John, David Bowie), affermando che dischi come The white album contengono i semi di future canzoni altrui.
Niente di più vero. Non i soli Oasis dimostrano l’assioma.

Nello spazio eventi del musicstore, apre le performances lo stesso Giambelli: one man band, si prodiga con entusiasmo nel raccontare una marea di episodi sui Beatles. «Bisogna ringraziare l’oratorio: se John e i Quarrymen non si fossero esibiti, un pomeriggio, proprio in un oratorio, Paul non gli si sarebbe mai avvicinato, con la scusa di chiedergli alcuni accordi di chitarra». È un susseguirsi di brani amati fino allo sfinimento: I saw her standing there, Love me do, Norvegian wood.
A seguire, Franco Bampi, alla chitarra accompagna la giovane voce Valentina Izzo in Yesterday e Let it be.
Presenti in visibilio per i Reunion, band composta da ottimi musicisti genovesi. Una track list da paura: Back in the U.S.S.R., Come together, Lady Madonna, Penny Lane, We can work it out e perfino un omaggio ai Rolling Stones con una Simpathy for the devil da urlo.
A seguire, il trio di Alberto Marsico cimentatosi in una rilettura jazz di alcuni brani storici (Helter Skelter, The long and winding road), stravolti in maniera elegantissima, con tanto di Hammond e sassofono.
La chiusura, però, è tutta dei Rubber Souls, quartetto di zeneizi che all’epoca in cui i Beatles misero piede in città non erano neppure nati: il deficit anagrafico, però, non impedisce loro di interpretare in maniera quasi eccellente le canzoni dei loro beniamini. Il bassista, guarda caso mancino come Paul, imbraccia perfino un Hofner come il suo. Aprono con Twist and shout, proprio come avevano fatto gli scarafaggi a Genova. Poi è una valanga di energia: Can’t buy me love, I feel fine, Dr. Robert, I’m a loser, Day tripper, Don’t let me down, Get back, Help.

Mi stupisco dell’affetto e della dedizione che ancora esiste per i Beatles e quasi invidio i miei coetanei di allora, immersi fin sopra i capelli in un fenomeno che ancora genera continuamente nuovi adepti.



Nelle foto: i Beatles al Palazzetto dello Sport di Genova

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