Concerti Magazine Sabato 25 giugno 2005

Beck is back!

Il ha ufficialmente aperto i battenti in maniera magniloquente, calando una briscola niente male.
23 giugno: una data da riportare negli annali cittadini. La prima delle due serate d’anteprima del Festival ha portato sul palco genovese della Piazza del Mare nientepopodimenoche , uno degli artisti più importanti della scena alternative mondiale, nuovamente sul mercato da pochi mesi con Guero.
A precedere il principino del Kansas, i danesi , suoi supporters nelle tre date del tour italiano: palco illuminato da sparuti faretti azzurri, i quattro di Copenaghen sbucano davanti agli occhi del migliaio di astanti (pochini, in verità, vista la serata blasonata) quasi per caso. Pochi fronzoli, la musica parte istantanea: presentano diversi brani del loro ultimo lavoro, Pretty in black, sonorità trascinanti in debito col sound anni ’60 dei Jesus and Mary Chain, impossibile non tenere il tempo. La bionda cantante fasciata da un vezzoso abito nero si contende la scena con l’affascinante bassista tarantolato. Ottima premessa: il pubblico è felicemente sorpreso, scalda le mani in vista dell’arrivo della star.

Ed eccolo lì, Beck Hansen, il geniale musicista americano che, esploso sulla scena mondiale ormai un decennio fa, ha dato un imprinting spiccatamente folk all’indie planetario.
Un viso che è un marchio di fabbrica: angelico come un bambino della Kinder, con le gote che si arrossano dolcemente già al secondo brano, Que onda guero. Indossa una giacca bianca, pantaloni marroni con vistosi inserti rossi ed una cravatta ricamata spettacolare: accenna quegli spocchiosi e divertiti passi di danza che, insieme ai boccoli biondi, lo contraddistinguono da anni. Duetta con uno dei suoi poliedrici musicisti, bardato con occhialini e bandana esattamente come Al Pacino nei fotogrammi iniziali di Scarface.
Sul palco, gli strumenti più svariati, soprattutto percussioni, e perfino un bidone di latta ammaccato al punto giusto. Alle spalle della band, schermi per suggestivi giochi di luce ed installazioni video coloratissime, nella miglior tradizione di Beck: i suoi video, surreali e stralunati quanto le liriche dei brani, non sono mai passati inosservati.

La sua musica è una continua contaminazione di sonorità, con scantonamenti perfino nella tradizione brasiliana, ma il comune denominatore è indubbiamente il country americano: il banjo di Sexx laws ne è un banale testimone.
Where it’s at?, Heartland feeling, The new pollution: il pubblico si esalta e scatta perfino un pogo violento sulle prime note, oniriche e tormentate, di Loser (I’m a perdedor / I’m a loser baby / so, why don’t you kill me?).
Idem per Devil’s haircut, gridata da tutta la piazza.
Sorprendente parentesi intimista. Con la scusa che sarà solo lui ad esibirsi in versione acustica, lascia a riposo i suoi musicisti: questi non se lo fanno ripetere due volte e occupano velocemente la tavola apparecchiata posta su un lato del palco. Loro a mangiar banane e mele, il capo ad incantare gli astanti con la chitarra e la sua seducente voce, capace di picchi improvvisi.
Mentre la band gioca a carte, parte We live again : il gruppo non tarderà ad accompagnarla, battendo le mani sul tavolo, picchiettando i bicchieri con le posate, agitando la frutta a mò di maracas. Lo stesso Beck conclude l’ultima parte della canzone percuotendo una pera sulla mensa, lasciandosi andare anche a qualche serena risata.

Due bis, in crescendo, con la sconvolgente E-pro ad infiammare-manco a dirlo- il pogo. Sul palco, la band vestita come un manipolo di astronauti da fumetto e decine di ragazzi pescati nel backstage, schierati come in Chorus line.
Una vampata di energia e poi la scomparsa improvvisa di Beck & C. dalla scena: neppure un saluto. Tanto che il pubblico rimane spiazzato: nessuno sembra credere che l’esibizione sia davvero conclusa. La certezza arriva solo quando i tecnici iniziano a smontare strumenti e microfoni. Paradossalmente, nessun mugugno.
Non c'è che dire, Beck è davvero un sacco avanti.

Potrebbe interessarti anche: , Vincenzo Spera: «Serve un programma europeo della musica dal vivo» , Don Ciotti, Bollani e Renzo Piano, esempi per il futuro del Belpaese , Sanremo 2018: Leonardo Monteiro con Bianca. Testo e pagella , Festival di Sanremo 2018, i 20 Big in gara e le Nuove proposte , Umberto Tozzi, 40 anni che Ti Amo Live e il tour

Oggi al cinema

Velvet Goldmine Biografico Usa, Gran Bretagna, 1998 Londra 1984. Il giornalista Arthur Stuart (C. Bale) è incaricato di indagare sulla sorte del cantante Brian Slade (J.R. Meyers), scomparso dalla circolazione dopo la catastrofica trovata pubblicitaria di un finto omicidio in palcoscenico. L'inchiesta... Guarda la scheda del film