Magazine Martedì 21 giugno 2005

Anche la cultura emigra

Magazine - Chissà se il Signore Ventimiglia, protagonista del Corsaro nero di Salgari, non era veramente un emigrato ligure in terra latina? Ludovico Incisa di Camerana, che è stato ambasciatore italiano in Venezuela, racconta di un altro Ventimiglia, un generale che attraverso un turpe omicidio, diventa Presidente dell’Equador. Anche se le sue origini italiane non sono state accertate, rimane questo cognome che senza dubbio ci riporta alla Liguria.
E come lui i Roccatagliata, che quest’anno si sono dati appuntamento nell’omonima frazione di Neirone. Moltissimi arrivavano proprio dal Sudamerica.

Sono tutti segni di un’importante presenza che la Fondazione Casa America vuole sottolineare con Migrazioni liguri e italiane in America latina (edizioni Aracne), che oggi - martedì 21 giugno 2005 - è stato presentato nella Sala della Maggioranza in Provincia, e che tra qualche giorno sarà nelle librerie genovesi.
«Pensiamo sia necessario ricordare che l’America Latina si è sviluppata anche ad opera degli italiani» sottolinea Roberto Speciale, presidente di Casa America che continua «questo libro è una raccolta di articoli di inquadramento, una panoramica sull’influenza dei liguri in America Latina».

Il testo è formato da una prima parte che racconta la storia della nostra emigrazione, per la quale hanno collaborato Federico Croci (Archivio ligure della Scrittura Popolare – Università degli Studi di Genova), Chiara Vangelista (Università di Torino), Maddalena Tirabassi (Fondazione Giovanni Agnelli), Francesco Surdich (Università di Genova), Giuseppino Roberto (Presidente Associazione liguri nel mondo).

Nella seconda parte vengono introdotti gli aspetti artistici che Italia e America Latina hanno in comune, in particolare Franco Sborgi dell’Università di Genova si è occupato di scultura e Giovanna Rosso Del Brenna di architettura.

Non tutti sanno che, come ci racconta lo stesso Sborgi, «in Uruguay ci sono copie delle sculture che sono a Staglieno». La nostra arte però non si è imposta come un fenomeno culturale coloniale – come invece è accaduto con la Spagna – piuttosto ha contribuito a farne nascere una nuova.

di Mina Vitiello

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