Concerti Magazine Martedì 21 giugno 2005

I Duran? Troooppo giusti!

Vent’anni fa, l’umanità era divisa. Altro che guerra fredda e disarmo nucleare. Il problema era: Spandau Ballet o ?
Sulla distanza, hanno vinto senza dubbio i secondi. E già ai tempi, i cinque di Birmingham staccavano di svariate lunghezze i loro antagonisti. Diverso impatto scenico, sonorità profondamente diverse. E poi c’è stato il libro di Clizia Gurrado, Sposerò Simon Le Bon, diventato il grido generazionale delle sfitinzie troppo giuste. A memoria mia, non è mai stato pubblicato un Ti impalmerò, Tony Hadley.

Qualche anno di oblio, la mezza rinascita all’inizio degli anni ’90 e, finalmente, nel 2004, cavalcando l’onda della nostalgia, un nuovo, importante successo, con Astronaut. Vista l’entusiasta risposta della platea mondiale, mi sento di poter affermare che, a conti fatti, i Duran Duran non sono stati affatto una meteora: hanno creato un filone musicale, quel glam pop elettronico che oggi rivive in gruppi come The Killers. Non sono stati solo una boy band.

Seppellite le annose diatribe interne e abbandonati alcuni progetti solisti, è stato ricomposto il magico quintetto dei tempi di Seven & the rigged tiger: il platinato Nick Rhodes alle tastiere, vera anima del suono duraniano, il bassista dallo sguardo languido John Taylor, i suoi omonimi Andy alla chitarra e Roger (non quello dei Queen, eh!) alla batteria. Senza dimenticare l’asso del gruppo: quel Simon Le Bon (il nome è tutto un programma) che negli anni ’80 imperversava col suo faccione sulle pareti delle camerette delle adolescenti italiane.

Ebbene ieri sera - lunedì 20 giugno 2005 - i Duran erano a Genova, alla Fiera del Mare, per una tappa del loro lunghissimo tour che ha già toccato gli Stati Uniti e che arriverà fino in Asia.
Diverse migliaia le persone sotto il palco: svariati fan dell’ultima ora, ma per lo più ultratrentenni, magari con una coppia di pargoli un po’ spaesati al seguito.
Quando il gruppo fa la sua comparsa a bordo palco in posa militare e la folla esplode in un boato liberatorio, ammetto di provare un tuffo al cuore.
La partenza è al fulmicotone: la hit (Reach up for the) Sunrise infiamma gli animi, poi ci pensa Hungry like the wolf a confermare l’entusiasmo.
John si sarà pure appesantito, ma rimane sempre un bel figliolo: armeggiando con il basso, non risparmia sorrisi malandrini alle ex-squinzie in prima fila. Simon, dal canto suo, rotondetto ma non troppo, ha sempre un gran carisma, non posso negarlo: il labbrozzo assassino è tumido come un tempo.
Al terzo brano, sorpresona: è il compleanno di John (non indago sull’età) e compaiono perfino una torta e decine di palloncini.

Il live non ha un attimo di pausa, in un costante alternarsi di brani vecchi e nuovi: Taste the summer, Ordinary world, What happens tomorrow, The reflex, Notorius, Come undone.
Simon abbandona la giacchetta argentata molto cool, a favore di una marsina nera: indossa un cappellino da Battista e parte The chauffeur, quel capolavoro di chic pop che tanto scalpore fece, nel 1984, per via del patinato video sado-saffico che lo accompagnava. La melodia è stregata, Le Bon impugna perfino un piffero e la modula malinconicamente. Da brivido. Idem per Save a prayer, da molti definita il loro miglior brano: Nick imbastisce l’assolo e la folla va in visibilio.

La piazza è una discoteca a cielo aperto: la musica dei Duran è fatta apposta per scatenarsi. Perciò, immaginate quale delirio scoppia sulle prime note di Wild Boys: Le Bon, prodigo dei suoi passi celeberrimi (piedi incrociati, spinta e oplà, doppia piroetta), proprio sul brano di punta dimostra che non ha ancora imparato a cantare, ma che importa?
Pochi minuti di buio, e la band torna sul palco per i bis: Girls on film e la trascinante Rio. Simon indossa una t-shirt con “1978” (anno della formazione del gruppo) stampigliato sopra: sarà il feticcio della serata, scomparirà in un battibaleno da tutti i banchetti fuori dalla Piazza.

A concerto finito, rimangono sui visi dei presenti solo grandi sorrisi ed espressioni perfino estasiate: è immenso il potere della musica. Immenso.



Nella foto: un momento del concerto dei Duran Duran a Genova

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