Magazine Domenica 19 giugno 2005

Nessuno lo saprà

Magazine - Udite udite: la popolazione tutta è invitata alla Festa della Musica, organizzata dalle FNAC italiane, dal 18 al 22 giugno, per sostenere la campagna di sensibilizzazione per l’abbassamento dell’IVA sulla musica, perché questa (come recita l’opuscolo informativo) non sia considerata un bene di lusso, ma un fatto di cultura.
La filiale di Genova è, ovviamente, della partita e, volendo iniziare con ricchi premi e cotillons, la partenza- sabato 18- è stata fulminante.
Nel forum, infatti, era presente nientemeno che il cantore dei tormenti adolescenziali del tempo che fu, quell’ da Bologna che dieci anni fa aveva colpito al cuore migliaia di sbarbi con Jack Frusciante è uscito dal gruppo.
Peccato che il pubblico abbia risposto freddamente al reading-in-concerto organizzato dallo scrittore in collaborazione con i , giovane formazione rock made in Bo, con basso, chitarra, batteria e tastierina minimale.

Il Brizzi approfitta della fusione artistica coi giovinastri per portare in giro la sua ultima fatica, Nessuno lo saprà (ed.Mondadori), e per coprire quel ruolo di rockstar che alberga da anni, malcelata, in lui.
Non a caso, la performance consiste in un reading per voce e rock’n’roll band con installazioni video: Brix legge, o meglio cita a memoria, scampoli del suo recente parto letterario, sulle note indiavolate di una Fender blu elettrico, alternandosi a cori surf: la musica soverchia spesso la voce, ma si accorda perfettamente con i brani scelti.
Il libro racconta di un avventuroso viaggio a piedi, compiuto dall’Argentario al Conero: fatto, cioè, attraversando «il lato corto dell’Italia», protesa come un trampolino sul Mediterraneo.
Il protagonista, spiazzato dalla nascita di un figlio, decide di staccare per un po’ dal caos della propria casa, per realizzare, «prima di diventare un morto vivente», la spedizione sognata in gioventù.

Brizzi ha fatto davvero questo viaggio, zaino in spalla e l’essenziale in saccoccia, perciò il libro assume una dimensione inequivocabilmente autobiografica: notti passate in tenda a spaventarsi per il minimo fruscio, la paura per i cinghiali, gli incontri coi cani randagi, l’ospitalità di contadini solitari, la stanchezza e il desiderio di abbandonare l’impresa, il furto dei portafogli e perfino della tenda da campeggio.
Fino all’arrivo sull’Adriatico, con annesso bagno liberatorio, l’abbraccio con il pargolo e la promessa interiore di diventare un buon padre, sbattendo una lapide addosso al Peter Pan malandrino che l’aveva fatto tentennare e causandogli una di quelle crisi dei trent’anni di vago sapore mucciniano.
Il tema del viaggio ritorna quindi sulla penna del Brix, dopo il passo falso di Razorama: dalla dimensione esotica, però, si torna ai lidi nostrani con scenari e oggetti nuovamente familiari, senza la pretesa di arroganti voli pindarici.
La prosa è gonfia di metafore e di immagini corpose (aleggia costante il fantasma del buon Pazienza, che ci vvuò fà), nel bailamme creato dai Frida X emerge talvolta melodiosa: rallenta gli eventi, li seziona e analizza fino al dettaglio più esasperante (l’elenco minuzioso del contenuto degli zaini, il muso del cane assalitore, i discorsi del Vietnamita).

La lettura si protrae per poco più di un’ora: il viaggio termina in discesa, si atterra placidamente su una spiaggia e la batteria che viene zittita improvvisamente lascia i presenti un po’ spiazzati.
Poco prima di raggiungere la meta, Brizzi aveva sapientemente suggerito che un viaggio lo si può compiere in qualsiasi momento, anche in casa propria, sfogliando le pagine di un libro. Magari il suo. Magari con il cd dei suoi compari in sottofondo.
Buon imbonitore, il Brix.

di Redazione Mentelocale

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