Concerti Magazine Sabato 18 giugno 2005

Juliette: dal cinema alla musica

Magazine - Solitamente quando una star del cinema si cimenta nel mondo - per certi versi molto più complesso - della musica, sono in molti a storcere il naso, ed effettivamente la maggior parte dei risultati danno ragione agli scettici.
Non è il caso, probabilmente, di Juliette Lewis, nata a Los Angeles nel 1973 con una filmografia alle spalle di tutto rispetto, con film come “Kalifornia” (1993), “Natural Born Killer” (1994) e “Strange Days” (1995). Nei film precedentemente citati, tra l’altro, l’attrice californiana si cimenta in performance canore che si rivelano decisamente convincenti o, per lo meno, stuzzicanti.

La sua passione per il cinema passa attraverso l’amore per una attrice nostrana, Anna Magnani, mentre per quanto riguarda la musica, il suo ideale è incarnato dalla cantante Janis Joplin.
Non possiamo assolutamente dire che la bravura della Lewis rasenti anche lontanamente quella della defunta Janis, ma sicuramente il risultato è apprezzabile e si intitola You’re Speaking My Language, album di debutto per l’attrice che è accompagnata dai “The Licks” (dall’inglese “le leccate”, ndr).

Dopo un breve “intro”, l’album entra nel vivo con il singolo che porta il nome dell’album, dove a farlo da padrone c’è una chitarra dirompente e un ritornello orecchiabile ed immediato. La voce di Juliette è sporca ma pulita, perdonate l’ossimoro, troppo impostata forse, non ancora sciolta del tutto ma, considerato che è il primo album, la si può perdonare.
Alla traccia quattro troviamo “American Boy”, una delle canzoni più azzeccate dell’album, sia per quanto riguarda il testo - mirato a deridere il prototipo del “ragazzo americano” - ma soprattutto perché la voce dell’attrice, forse in uno dei rari casi dell’album, appare in piena sintonia con la musica che la accompagna: insomma, sembra che si trovi nel posto giusto al momento giusto.

C’è spazio anche per ballate melodiche, che staccano un po’ dalle sonorità rock che caratterizzano questo album prodotto dalla Hassle Records. È il caso di “This I Know” (siamo alla traccia sei). Ne troveremo un’altra alla nove, ossia “Be The Heat of Your Light”. Non manca il brano “danzerino”, quello cioè che è impossibile ascoltare senza battere i piedi a terra seguendo il ritmo, ed è “Got Love To Kill”, anch’esso farcito da un ritornello immediato da canticchiare anche per l’ascoltatore più distratto.
In realtà le ballate dell’album sono tre. La terza chiude l’album e si intitola “Long Road Out Of Here”, contenente un inizio di pianoforte molto suggestivo, con una voce appena urlata di Juliette.

Che si può dire di più, forse non varrà diciassette Euro l’album, diranno i puristi che vedono di cattivo occhio le attrici “ambiziose”, ma fra tanta “sporcizia” che troviamo sugli scaffali musicali, forse questo lavoro è uno dei pochi coraggiosi e umili. L'unica ambizione è quella di intrattenere per quaranta minuti le orecchie di coloro che amano il rock divertente e senza troppe pretese.

Roberto Murgieri

Nella foto: Juliette Lewis.

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