Magazine Lunedì 7 marzo 2005

Il viaggiatore notturno

Magazine - Mercoledì 8 giugno, alle 18, presso la libreria Feltrinelli di via venti settembre, presenterà il suo ultimo libro, Il viaggiatore notturno. Vi proponiamo di seguito la nostra recensione.


Maurizio Maggiani continua a scrivere storie. Favole dal sapore tragico, racconti sempre in bilico tra fantasia e realtà. Il suo ultimo lavoro - Il viaggiatore notturno (Feltrinelli, 2005) – è finalmente uscito () e riprende alcuni canoni a cui lo scrittore ci ha abituati. Intanto i lunghi periodi di preparazione. Nove anni di gestazione per questo libro, perché va bene la fantasia, ma anche la documentazione.
Riportare la trama, bisogna dire la verità, non è così facile. Diverse storie si intrecciano nel corso della narrazione, tanti scenari e tanti significati.

Ogni carovana che si addentra nel deserto non può non portarsi dietro un bravo poeta: la narrazione inizia con questa perla di saggezza. Siamo nella regione algerina dell’Hoggar, terra di Tuareg. Lì il tempo è scandito dall’Universo, non dagli umani. Lì la ricerca scientifica di un etologo può trasformarsi in qualcosa di molto più grande. Lì le cose hanno un altro senso.

Forte il contrasto tra la magia della vita e lo sfacelo dell’azione umana, tra l’Hoggar e i Balcani in guerra. In Bosnia l’etologo scopre che anche gli orsi scappano dalla guerra, e poi assiste all’ultimo assedio di Tuzla. L’uomo è decisamente la peggiore delle bestie, viene da dire.

Se lo scenario di Tuzla richiama una delle più grandi catastrofi umane del nostro secolo, il deserto dell’Hoggar è la culla dell’umanità, un luogo dove gli ex generali si fanno monaci (vedi il ruolo centrale di Charles de Foucauld, personaggio realmente esistito ma fortemente malleato da Maggiani).

Ma centrale nel racconto è anche una figura femminile - la Perfetta – che cammina in ogni luogo in cui c’è una tragedia ma è la Bellezza fatta persona. Cammina senza sosta, senza dire né chiedere niente. Viene sfregiata, picchiata, violentata. Quasi soccombe, ma il nostro scienziato se ne innamora. Viene quasi da pensare che sia la vita...

Non mancano anche questa volta riferimenti a Genova. Intanto perché l'etologo viene chiamato "genovese" da alcuni suoi compagni di strada. E poi per i richiami all'infanzia passata in Salita dell'Incarnazione (che - giuro sul canguro - ho scopero essere dietro casa mia ieri sera, mentre ne scendevo i lunghi gradini col libro di Maggiani in mano. Divertenti coincidenze).
Interessante l'ultimo capitolo del libro - intitolato proprio Il viaggiatore notturno - dove Maggiani (con l'aiuto di Jack London) spiega che cosa significa per lui creare e raccontare storie.

Nella foto: Maurizio Maggiani

di Daniele Miggino

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