Si parla di fecondazione assistita - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 2 giugno 2005

Si parla di fecondazione assistita

Magazine - La fecondazione assistita è il tema della conferenza di Luisella Battaglia e Paola Anserini che si tiene domani, venerdì 10 giugno, a Palazzo Ducale, nella sala camino, alle 17. L'ingresso è su iscrizione. Info U.D.I.,(Unione Donne Italiane), tel. 010 2461715.


Fertilità vs infertilità
Ho un’amica che l’ha fatto una prima volta e ora l’ha rifatto.
Aspetta una bimba, dopo due gemelli.
Vive all’estero ed è straniera, nessun problema. Oggi ha una famiglia numerosa e felice grazie alla FIVET o ICSI, ovvero alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. In lei non ho mai notato un assurdo accanimento, solo una naturale volontà ad avere dei bambini, maturata insieme al marito. Con grande pacatezza e disincanto ci parlavano dei lunghi procedimenti, della frustrazione di fronte alle percentuali di successo di gravidanza a cui i medici li avevano messi di fronte. Ma oggi è acqua passata e i pargoli sono delle bestioline un po’ fetenti, ma stupende e la mia amica ha una bellissima famiglia.

Ne conosco altre di donne che hanno dovuto rivolgersi al mondo della medicina per far curare questa innaturale condizione, in tutte ho trovato un semplice e condivisibile desiderio ad avere un bambino, che è stato anche mio e di molte altre prima e dopo di noi.

e Referendum
Domenica 12 e lunedì 13 giugno, il Referendum abrogativo della Legge 40 intende eliminare alcuni impedimenti (votando Sì a tutti e quattro i quesiti), che gli stessi medici hanno dovuto affrontare dallo scorso aprile 2004, quando la legge è entrata ufficialmente in vigore.
«Al di là dei casi scandalistici, in un quadro generale che propone i punti di vista più disparati, mi piace partire dal presupposto», mi spiega la dottoressa Paola Anserini, del Centro Infertilità dell’Ospedale San Martino di Genova, «che la fecondazione assistita in Italia si pratica da più di vent’anni. In centri pubblici e privati, l’obiettivo è sempre stato mettere a punto una terapia nei confronti dell’infertilità. In tutto questo la è intervenuta e si è reinventata un modo di fare, incarcerando la tecnica in limiti troppo stretti, così da renderne più difficile e pericolosa l’applicazione».

Né più, né meno, questi sono i fatti, il resto: l’eugenetica, la clonazione umana e tutti gli spauracchi messi in atto, in comunicazioni dal tono un po’ medievale, sono tutte grosse e insapori bufale, perché la legge continuerà a perseguire tutto ciò che è puramente disumano, ma non potrà impedire che chi è folle, chi è ladro, chi è in malafede vada avanti, potrà solo punirlo a posteriori.
Inoltre ci sarebbe ancora molto da discutere e, per i legislatori da definire, sul concetto di concepito, che la cita (senza descrivere) come avente pari diritto della donna e di “tutti i soggetti coinvolti” (Art. 1). La madre e il padre in questo momento, (secondo la ) sono sullo stesso piano di un ovulo fecondato che, da statistiche generalmente condivise, anche in natura non ha più del 12% di possibilità di impiantarsi nell’utero, sopravvivere e nascere.

Perché? «Perché può non dividersi, non impiantarsi», chiarisce Paola Anserini, «oppure può in breve tempo, come spesso accade, andare incontro ad aborto precoce o tardivo o altro. Anche quando la fecondazione avviene nella tuba, come accade nel rapporto naturale, gli ovociti fecondati subiscono una feroce selezione e la maggior parte viene scartata per motivi cromosomici e non sopravvive. Quando l’ovocita fecondato arriva nella tuba, forse proprio per motivi di selezione cromosomica naturale, è ancora sottoposto ad un alto rischio di non sopravvivenza. Noi non siamo bravi come la natura in questa selezione, però tentiamo di mirarla e farne una cura all’infertilità».

Una cura, continua la dottoressa Anserini, concepita esattamente come qualsiasi altra cura ad una malattia. «Come tutte le terapie dell’infertilità, le tecniche di procreazione assistita non garantiscono un bel niente, per questo mi sembra assurdo sentire ancora parlare di chi “vuole dei figli a tutti i costi” e invita all’astensionismo. A tutti i costi non si ottiene proprio niente, per ogni ciclo di trattamento (per coppia se ne possono attuare in genere 3 o 4) si ha un 25% di successi. È un tentativo umano di riprodurre quello che succede in natura, ma non per turpi scopi o per far di più di quello che si può in natura, semplicemente per curare, così come si fa con i malati di cancro o di diabete».

I quesiti sono quattro e legati ad un colore:
scheda celeste, quesito 1: per eliminare i limiti di ricerca sulle cellule staminali;
scheda arancione, quesito 2: per eliminare il limite dei tre embrioni e l’obbligo di impiantarli tutti, revoca il divieto di congelamento di embrioni, e revoca il divieto per la donna di cambiare idea e non procedere all’impianto;
scheda grigia, quesito 3: per eliminare l’articolo 1 della legge che mette sullo stesso piano diritti della donna e del concepito;
scheda rosa quesito 4: per eliminare il divieto di fecondazione eterologa.

Quest’ultimo quesito in verità genera una forte contraddizione, perché, in fondo, non è lontana dall’adozione. Grazie alla donazione di spermatozoi o ovuli, esterni alla coppia, e alle tecniche di fecondazione assistita si può far nascere un bimbo che, in parte, ha il DNA di uno dei genitori, se questo può avere un valore! Ma quante sono le coppie che, da divorziate, creano una famiglia nuova, dove i figli dell’uno e dell’altro crescono a fianco di quelli nuovi?
A volte ci nascondiamo dietro a paraventi che in natura sono già stati allegramente superati. Ma non da anni, da secoli.

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