Ciak, si gira a Genova - Magazine

Cinema Magazine Mercoledì 1 giugno 2005

Ciak, si gira a Genova

Magazine - Le nuove creatività, i nuovi linguaggi e le nuove generazioni. Di questo si è parlato ieri, martedì 31 maggio, nel rinnovato Auditorium di Strada Nuova (ex Sala Germi), spazio che presto diverrà una sala polivalente aperta anche al cinema. Genova, da location a realtà produttiva - il seminario promosso dall’associazione tavolidellacultura.net insieme all’assessorato alla Cultura del Comune di Genova - ha voluto affrontare i problemi della città come set cinematografico e i risultati già raggiunti nel corso degli ultimi anni: «Genova si è distinta nel cinema già a partire dagli anni ’30, quando era un luogo specifico della produzione cinematografica», ha ricordato Luca Borzani, assessore alla Cultura.

Ma è stato Claudio Bertieri, storico del cinema, a raccontare la Genova del passato, «quando l’imprenditore Angelo Maria Cristofanini creò il primo cinegiornale genovese». Era il 1909. Nacquero piccole case di produzione che, sempre più, trasformarono Genova in un «luogo di cinema». Molti furono infatti i film ambientati nel capoluogo ligure, con le tipiche serre rivierasche trasformate in studi cinematografici.
«Nel ’46 fu girato a Genova Preludio d’amore di Giovanni Paolucci, con Massimo Girotti. Il film vide l’esordio di Vittorio Gassman».

Bertieri è anche l’ideatore di Genova in celluloide, l’iniziativa che ha cercato di indagare sul cinema a Genova: «oggi le sale sono deserte», ha concluso il critico, «è rimasto solo quel “divertificio” che è il multiplex, ma c’è un cinema di qualità che va difeso».
A parlare del presente sono stati Andrea Rocco della – che ha sottolineato gli importanti risultati nel campo degli spot automobilistici e nelle produzioni televisive (ultima la fiction , con Claudio Amendola) - Luca Massa di Genova Film Service e Luca Bitterlin, del Consorzio Digicittà di Bologna: «la carenza principale di Genova? Mancano i professionisti nel settore cinematografico».
L’argomento ha suscitato un acceso dibattito: «molti giovani genovesi sono finiti a lavorare a Milano e a Roma», ha ribattuto , fondatore de L’Occhio, casa che produrrà il nuovo film in digitale di Ferrario: «a Genova c’è poca credibilità, e le grandi produzioni non accettano un neofita».

Giovanni Robbiano della Dolly Bell Produzioni e regista del genovesissimo film , si è detto avvilito: «la città non conosce chi lavora nel cinema: a Genova si girano molti clip di qualità, ma non lo sa nessuno», lamenta il regista con il suo inconfondibile accento da ligure doc: «in Italia bisogna creare dei lavori di qualità: facciamoci venire delle buone idee!».
A rappresentare il - un’altra bella realtà genovese – è stata Caterina Nascimbene: «il Festival ha un ruolo che non è solo culturale», ha spiegato l’assistente alla direzione della manifestazione, «abbiamo sempre guardato con attenzione ai filmaker locali con la sezione Obiettivo Liguria, che vuole essere uno stimolo per i registi liguri».

Ad intervallare gli interventi, alcuni filmati curiosi e interessanti: spezzoni di film girati a Genova a partire dalla prima metà del ‘900 che hanno come sfondo Corso Italia o l'autostrada Genova-Serravalle. E poi una scena dal film Profumo di donna, di Dino Risi, con Gassman che passeggia per i vicoli. Non si può dimenticare il set di (2001), il film diretto da Nicola di Francescantonio che, nella scena finale, ha visto impegnate in piazza De Ferrari giovani coppie di genovesi nella famosa (per lo meno a Genova) scena del “bacio collettivo”. Una chicca è infine la puntata del cartone animato Dagli Appennini alle Ande dedicata a Genova: un film d’animazione giapponese con tanto di Lanterna e portici di Sottoripa.

Nella foto: il set di Vento di Ponente a Boccadasse.

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