Chi ha paura di Lavia e Melato? - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Mercoledì 1 giugno 2005

Chi ha paura di Lavia e Melato?

Magazine - Acquista il tuo biglietto su

Hanno aspettato tanto. Ci hanno riflettuto a lungo, mentre i loro spettacoli si sfioravano anno dopo anno, a Genova al Teatro Stabile, ma fino ad oggi Gabriele Lavia e non avevano mai lavorato insieme. I due attori si sono incontrati come Martha e George, marito e moglie, nel testo di Edward Albee Chi ha paura di Virginia Woolf?, (versione italiana di Ettore Capriolo). La coppia a fine corsa, che proponeva Albee nel 1962, è il ruolo perfetto (e chi mai l’avrebbe detto) per questi due mattatori della scena che di solito conquistano lo spazio teatrale in poche battute. Martha e George creano un interessante gioco teatrale fondato sulla loro vicenda familiare, su battute trite e ritrite, su una vecchia “storia”, “la storia” di cui tacere con estranei, una costruzione quotidiana di vent’anni di convivenza che nonostante tutto li tiene insieme. Martha, figlia del rettore dell’Università, sposa il giovane e promettente intellettuale e professore di Storia, George, che dovrebbe far carriera e in breve divenire l’erede del padre-Dio. Ma il destino si rivela del tutto diverso e George non arriva là dove era atteso, generando frustrazione in sé e negli altri suoi cari. Neanche un figlio consola la coppia, che si avvia nel tempo lungo la china di un rapporto logoro, fatto di piccole e crudeli meschinerie, insulti gridati a gran voce, ma anche un sottofondo di affetto, che lega e costringe i due in un rapporto inestricabile e, a tratti, tragicamente divertente.

Come molto teatro di parola, in questa pièce accade ben poco ma se, come insegna la scienza linguistica - che mette il linguaggio in relazione con il contesto e i suoi attanti (la pragmatica) - ogni evento linguistico è un’azione, allora diremo che questo Albee è inarrestabile. Ogni frase scatena una reazione, un’emozione, uno scarto, un’aggressione, un ammiccamento e a volte anche una risposta fisica, specie nel caso di Martha, destinata a minacciare il remissivo e docile George. È maestra, la Melato, nell'usare tutti i toni della sua palette diventando all'occasione terribilmente arrogante e prepotente, ma anche sapendo trovare il colore per un essere fragile, docile e tragico. E altrettanto bravo è Lavia che, riducendo un po’ quella sua consueta presenza scenica, riesce a calarsi con originale e folleggiante compostezza nel ruolo di George, e trovare con Mariangela quella complementarità che spesso gli è mancata di fronte ad altri interpreti.

In un interessante gioco di incastri, mentre la nuova coppia Lavia-Melato si misura e sembra già molto compiaciuta di sé, la coppia George-Martha si confronta con una coppia più giovane Honey-Nick e quasi si guarda e si schernisce - si vendica della gioventù - come se Honey (Agnese Nano) e Nick (il biologo Emiliano Iovine) non fossero altro che una proiezione animata dei giovani Martha e George con le stesse paure, ambizioni e ingenuità (la questione del figlio e il fatto che Nick sia biologo scatena dal testo flash riflessivi sulla fertilità e l'eugenetica. Più attuale di così, a 11 giorni dal Referendum abrogativo sulla Legge 40, del 12 e 13 giugno).

Lavia, da regista, ha scelto di puntare molto sulla metateatralità del testo di Albee (a cui dà un forte apporto il lavoro sulle luci di Pietro Sperduti), che è già presente nella prima parte, dove poggia su un contrappunto con i nuovi media: attraverso una catasta di monitor, ora in funzione di cinema per i vecchi capolavori della Warner, ora in funzione didascalica alle parole, oppure schermo collegato alla cinepresa da turista e utilizzata dagli attori in scena, in particolare da Lavia stesso per mettere a fuoco una delle vittime prescelte. Ma il “play”, il gioco del teatro nel teatro, prende prepotentemente il sopravvento nella seconda parte dello spettacolo, e con brio svela al pubblico tutto il peso che ha avuto nella vicenda, a tratti farsesca. Questo stesso gioco costruisce nel finale l’ambiguità intorno a Honey e Nick: ci sono mai stati? O, come il figlio, sono un’invenzione, forse un po’ più potente dell’altra, che George e Martha usano per “giocare” ancora una volta il proprio ruolo nella vita?

I costumi (di Andrea Viotti) sottolineano il parallelo tra le due coppie, mentre la scena (di Carmelo Giammello) parla di una decadenza sociale che i personaggi manifestano a livello psicologico ed emotivo e che corrisponde anche all’ammasso di umane-macerie e sogni (giochi e seggioline per l’infanzia) straripante sul proscenio. La sabbia, poi, è l’instabile terreno su cui si muovono questi umani, a tratti figurine, faticoso e impervio disequilibrio, impossibile da redimere. La musica originale (di Andrea Nicolini), che Martha fa spesso partire dal suo juboxe, è cupa ma venata di quella follia che permette ai personaggi di r-esistere.

Una prova d’attori da non perdere.

E la conferma arriva direttamente dall'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, che ha premiato entrambi gli attori sul palco alla fine della prima conferendogli il Premio Speciale (1a edizione), intitolato al critico Paolo Emilio Poesio, sempre attento al lavoro degli attori. Mentre nel pomeriggio sono stati premiati molti grandi nomi dello spettacolo tra cui Luca Ronconi, Massimo De Fracovich e, tra gli altri, per la sua .

Nelle foto alcune immagini dello spettacolo.

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin