Un sogno chiamato Amore - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 26 maggio 2005

Un sogno chiamato Amore

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Sto sognando. Mi guardo attorno e c’è il caos. Per fortuna e per la prima volta, la stanza dove il disordine riempie gli spazi, non è casa mia.
Sorrido di soppiatto, nascosta dai ricci dei miei capelli sciolti. Casa mia è al sicuro, pulita, profumata, riecheggiante di silenzio.
Ma io sono qui in questa stanza. E casa mia è , fuori da queste mura, ma vuota di me. Sorrido di un disordine altrui. In cui mi ritrovo.

Scrivo questo pezzo poggiata allo scatolone della televisione. Non sono dove mi trovo e non so nemmeno cosa ci faccio veramente qui. Però mi piace. È come essermi presa una vacanza. Il mio PC sullo scatolone, al centro della stanza, la TV accesa, le luci. Il frigo alle mie spalle, accanto al lavello, alla cucina. Il balcone di fronte con la luna in lontananza. Una finestra di lato, con la luce dei lampioni. E poi Lui.
Ma dov’è?

- Dove seiiii?
- Di sopra, in bagno

Ah sì, perché dimenticavo. Di sopra c’è il bagno. E pure il letto, rigorosamente rosso. Poi ci sono le robe sparse in giro, le mie scarpe e le sue. Ah sì, e sotto il cuscino c’è il mio pigiama. Ma quando l’ho lasciato lì? Anche il mio pigiama è rosso. E un po' bianco, come l’armadio, il comodino. E la tenda davanti al balconcino con l’arco in pietra. La pietra dura. Bella, intagliata.
Qui tutto è di pietra, quella dura, bella e intagliata. Le luci sono faretti come tanti piccoli soli che puoi comandare.
Il sole questa sera illumina lo scatolone che mi fa da scrivania.
Mi piace qui. Mi piace l’atmosfera da vacanza, da estero mentale. Tutto mi sembra già visto, conosciuto, in un certo senso familiare, però qui tutto è nuovo. Tutto è ancora da scoprire. Ancora da vivere.

È come se fossi nella grotta platonica. A tutto devo dare un nome. Anche a Lui.

- Ho deciso
- Eh?
- Ho deciso
- E cosa?
- Come ti chiamerò!
- Eeeh?
- Ti chiamerò Amore

Per arrivare in questa stanza ho salito delle scale. Di pietra. Per arrivare in questa stanza ho aperto un portone. Verde. Per arrivare in questa stanza ho percorso della strada. Era la strada delle cose che conoscevo, che avevano un nome.
In questa vacanza, in questa stanza, in questo estero da cui scrivo, invece, tutto ha bisogno di un nome. Che sceglierò io. Che sarà solo mio.

- Eccoti finalmente!
- Che fai?
- Sto scrivendo
- E cosa?
- I nomi delle cose
- …
- Anche tu hai un nome
- Come mi chiamo?
- Ti chiami Amore

Sì, darò un nome ad ogni cosa che mi circonda. Le pietre, la cucina, il letto, ed anche il bagno. Le lenzuola rosse, gli armadi bianchi, la televisione e lo scatolone da cui scrivo. Tutto ha bisogno di un nome.

Chiamerò tutto Amore.

Manila Benedetto

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