Un monologo al femminile dai toni osceni - Magazine

Teatro Magazine Lunedì 5 febbraio 2001

Un monologo al femminile dai toni osceni

Magazine - Un testo metateatrale. Un monologo confessione, con tanto di giudice e pubblico ministero sullo sfondo a esortare l’imputata ai fatti. Si parla di solitudine, di esperienze semplici, persino banali: l’apparecchio per i denti, il matrimonio, la maternità. Tutto il banale è però vissuto con dolore, attraverso un trauma silenzioso che macera dentro e schiaccia tutto quello che trova e non si sazia fino a che uno non si decide ad affrontarlo.
La Signora dell’Acero Rosso si confessa di essersi resa utile, di essere uscita dalla sua desolante solitudine, dall'essere inutile, una donna che ha sbagliato tutte le tappe semplici della vita e a cui è concesso di restare ai margini senza far rumore. Si preferirebbe insomma che avesse smesso di partecipare ancora.
Il rischio è alto e la donna prende consapevolezza di se e torna alla vita lasciandosi un po’ guidare da quella stessa intuizione che in precedenza l’ha portata fuori strada. Ma questa volta non sbaglia e nonostante sia un’imputata racconta la verità con il candore tipico delle cose ineluttabili, con la limpidezza di chi confessa in primis a se stesso.
La Signora dell’Acero Rosso è un bel libro, un racconto, un pezzo di teatro che D. G. Martini scrive con estrema sensibilità senza sdolcinature. Non c’è ipocrisia, solo l’umano tentennare di fronte al giudicatore supremo, il pubblico di tutte quelle facce che la donna vede e subisce anche se assenti: “E’ come se me lo domandassero in molti: mio marito, ad esempio, o mio figlio, o la persona che mi ha denunciato. E mio padre e mia madre, se ancora ci fossero, e la signora che detesta il caffé...” Non ci sono nomi propri in questo testo, privo anche di didascalie, ma che il soggetto protagonista movimenta di musiche e altre voci, che nel suo racconto-percorso lungo una vita le si muovono accanto e vicino, forse troppo vicino. Non c’è giudizio in questo dialogo per voce sola, ma il testo è corredato dei più accorati e motivati consensi nei confronti di un autore che ha scelto di raccontare gli episodi: scomodi, scomposti, sconvolgenti della vita per tentare di portarli alla luce e dargli pari dignità. L’edizione ben curata di questo libro è arricchita da contributi estremamente interessante e articolati: la prefazione della traduttrice Monique Baccelli, che con il suo lavoro ha contribuito all’assegnazione del Premio per l’Inedito France Culture nella versione francese per l’appunto; due interventi che offrono due punti di vista opposti sul tema, laico il primo (Franco Bomprezzi), religioso il secondo (di Don Fulvio Ferrari); il saggio del Prof. Trovato, che ritrova nel testo la teoria che Martini impartiva agli studenti in un suo corso di drammaturgia; infine la testimonianza dell’attrice Nicoletta Tanghéri: protagonista di una parziale mise en espace del testo.

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