Nella città ideale di Trias - Magazine

Nella città ideale di Trias

Attualità e tendenze Magazine Martedì 24 maggio 2005

Magazine - Arriva in Italia un nuovo libro, L’artista e la città, e con lui giunge anche il suo autore, il filosofo Eugenio Trías. L’uomo, il libro e il suo pensiero sono stati presentati ieri, martedì 24 maggio, al Centro Culturale Europeo della Fondazione Carige, dal suo traduttore Francisco José Martínez e dal neo-direttore dell’Istituto Cervantes di Milano Anton Castro. Come ha sottolineato Castro, l’occasione è stata unica così come unica è stata l’opportunità di incontrare, attraverso questa pubblicazione, il pensiero di uno dei maggiori e più creativi pensatori europei degli ultimi 30 anni. El artista y la ciudad risale (non senza una certa “vertigine”, come dice Trías stesso) proprio a 30 anni fa e all’uscita, allora recentissima, della Spagna dal franchismo, con una conseguente, ma non scontata, proiezione del nuovo stato verso l’Europa.

Per descrive il volume Trías esordisce ricordandone l’ispirazione di forte derivazione italiana e la tensione stilistica che produce il libro nell’insolita giustapposizione di una prima parte, più specifica dove il lettore può penetrare a poco a poco dentro ai concetti espressi, e di una seconda parte composta da una serie di saggi su arte, cultura, divorzio/desiderio della città, ma dedicati anche ad importanti figure della storia e dalla letteratura europea come Pico della Mirandola, Goethe, Thomas Mann, Nietzsche. Il genere del saggio sembra predominare perché mette in evidenza diversi personaggi e diverse tipologie di metamorfosi, ma il fil rouge è garantito da alcune accezioni in cui il termine città è indagato: la città mediterranea, quella platonica, città come riflesso dell’essere umano, espressione della natura dove ha spazio l’impulso erotico. Quest’ultimo è inteso in senso largo come ampliamento dell’idea di desiderio sessuale che si trasforma e trova altre realizzazioni culminando in una produzione orientata alla bellezza.

La bibliografia di Eugenio Trías è molto vasta, così come lo sono le tematiche e le figure di cui si è occupato nel tempo, dividendo la sua attività di pensatore con quella di docente nella Facoltà di Architettura del Politecnico della Catalogna, ma anche come opinionista intransigente e acuto che sa mettere in relazione la filosofia con la vita quotidiana e l’attualità e fa sentire la sua voce su riviste e quotidiani. Negli ultimi tempi il suo pensiero si è occupato soprattutto del concetto di limite che il filosofo concepisce come limes in diversi testi - Los limites del mundo, Logica del limite, La razon fronteriza, per citarne solo alcuni. Il limite secondo Trías non va inteso nella sua accezione negativa, ma piuttosto come luogo vitale e fertile, come produttore del sostentamento dell’essere umano, frontiera in cui guardare e abitare, punto da cui partire per tracciare la città e lo spazio vitale architettonico. Secondo il filosofo spagnolo il limite può e deve essere superato, perché è quello il luogo dove noi ci realizziamo.

La platea attenta e silenziosa si anima e manifesta le sue diverse provenienze specifiche in un dibattito accesso e intrigante sulle varie forme di limite e sulle diverse concezioni e attualizzazioni. Peccato il limite del tempo.



Nella foto: la copertina del libro "L'artista e la città"

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