Concerti Magazine Domenica 22 maggio 2005

“Houston, abbiamo un concerto”

Magazine - Dopo il viaggio interstellare di Amorematico ed il sofferto divorzio dalla storica Mescal, i sono tornati con un album che fin dal titolo, Terrestre, promette nuove percezioni.
Apparentemente, meno elettronica e più melodia, per il parto della maturità artistica (ridendo e scherzando, i ragazzi sono in giro da quasi dieci anni), ma sotto gli sciamannati rullanti del Ninja ed i ricami della sei corde di C-Max, rimangono inconfondibili e geniali le architetture sintetiche di Boosta.
Ne è nato qualcosa di ibrido, a metà strada tra un elettropop sofisticato e una specie di surf del nuovo millennio, in cui la vecchia rabbia e lo smarrimento post-adolescenziale sembrano aver subito una matura e consapevole mutazione. Un risultato assolutamente godibile e adrenalinico.

La formazione torinese sta viaggiando attraverso l’Italia per mostrare nella dimensione live, a loro assolutamente congeniale, questa nuova evoluzione: sabato 21, hanno fatto tappa anche al Mazda Palace della Fiumara.
Non è stato raggiunto il sold out, ma il pubblico era presente in numero adeguato (circa cinquemila presenze) per generare un adeguato effetto rave party: il pubblico si scalda con i sardi Sikitikis e dopo solo il secondo brano dei Subsonica, il sudore, nel carnaio sotto il palco, gronda copioso.
Complice impietosa, la prima parte di una scaletta al fulmicotone, aperta da un brano tirato come Giorni a perdere, con il basso insistente di Vicio ed un riff di chitarra violento e inaspettato. Giusto per scaldare l’atmosfera e dare al concerto un’aura catartica: insieme al sudore, scivolano via tutte le tensioni, in un appiccicoso abbraccio collettivo.

Un buon mix di pezzi nuovi di zecca (Abitudine, Corpo a corpo, Salto nel vuoto) e di brani d’annata (Colpo di pistola, Albascura): un Samuel di poche parole, ma particolarmente ispirato, con le solite molle sotto le suole, induce istintivamente carica primitiva.
Ad unire le due tranches dello show, il fil rouge serioso dell’impegno socio-politico che i Subsonica sembrano aver abbracciato apertamente dal G8 in poi: da Liberi tutti, passando per Sole silenzioso fino alla strumentale Bballabballa del bis finale, accompagnata da installazioni video che, nello stile di Moore, polemizzano contro la guerra in Iraq ed il potere in generale, l’argomento è solo uno.
Le serpi è, in questo senso, una sanguigna presa di coscienza ().
Non a caso, il concerto è dichiaratamente a sostegno di : un progetto che sostiene la segreteria legale e gli avvocati impegnati nei processi relativi al G8 di Genova e agli scontri di Napoli del 2001.

La lunga parentesi intimista, durante cui Samuel imbraccia perfino la chitarra acustica (Dormi), basta appena per far evaporare un po’ di madore dai corpi e soccorrere qualche ragazza vittima di svenimenti: ci pensa L’odore a riaccendere il bailamme, spianando la strada a Tutti i miei sbagli, Discoteca labirinto (niente Morgan, nonostante fosse in città per un’esibizione al Banano Tsunami) e Nuvole rapide, capaci di far ondeggiare il palazzetto.
Dolcissima, straziante e perfino incoerente chiusura senza botto, con quella perla che è l’acerba Preso blu () scandita da un cronometro alle spalle di Samuel.
Boosta fa inginocchiare la tastiera galattica verso il pubblico, in segno di carnevalesco rispetto.
Precisi al millesimo di secondo.
Forse, questo è un loro difetto: una lucida freddezza nelle azioni che ben poco spazio lascia all’improvvisazione. Neppure un brano imprevisto, né un fuoriprogramma, come se le emozioni del momento non possano deviare percorsi già stabiliti: che nelle loro spedizioni, terrestri e non, abbiano smarrito definitivamente il senso della spontaneità?
Sentimentalismi a parte, oggettivamente sono ottimi professionisti ed i loro sono sempre dei gran bei concerti.

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