Magazine Mercoledì 18 maggio 2005

Te ne parlo, ma non te lo racconto

Difficile parlare di questo libro senza svelare questo libro.
Anime maledette (De Ferrari Edizioni) di cui l’autore Maurizio Garreffa parlerà venerdi 20 Maggio presso la Libreria Porto Antico alle ore 17.30, ha dentro un mistero. Difficile quindi parlarne senza raccontarlo, cercando di non usare parola che questo mistero possa involontariamente far scoprire.

Solo dirvi che l’autore è un ventitreenne di Chiavari e che forse proprio i suoi studi, la sua Tesi in Storia medievale e il suo diploma in Rilievo e Catalogazione dei Beni culturali, lo hanno portato a studiare il passato per parlare del presente; quello sepolto e sotterrato, di una chiesa e delle anime dei suoi fedeli, di fantasmi e spiriti paralleli che possono convivere dentro di noi, prendendo spunto “da un’inquietante ramo della psicologia, praticato realmente da molti, tra studiosi e adepti, chiamata transpersonale.”

Del resto ciò che accadeva nel 1447 non è poi molto diverso da ciò che nel libro accade nel 2002, ci dice l’autore. Lotte e conflitti tra il comune di Leivi e San Terenziano per un campanile e un transetto da una parte e l’ingresso principale dall’altra.

I meccanismi del plot narrativo della ghost story ci sono tutti: c’è la scoperta archeologica, una storia d’amore tra i due giovani, Camilla e Teo, il ritrovamento di un diario, “carte da decifrare” direbbe Ivano Fossati. Ma la forza dello scrittore sta nel suo “errare”, nel suo camminare verso il ritrovamento della verità, dove, seppur certo mescolato ad elementi di fantasia, l’intento è – come dice Garreffa nella prefazione – quello di un realismo storico, dove “ gli avvenimenti si svolgono in luoghi realmente esistenti nel nostro entroterra (…) ma qualsiasi analogia con persone reali, vive o defunte, è assolutamente casuale, anche se i nomi e i cognomi dei personaggi quattrocenteschi, tuttavia, circolarono realmente a Chiavari nel 1447, e sono tratti dal manoscritto di Angelo Della Cella
Troppo spesso infatti, l’elemento fantastico è stato disprezzato da un approccio razionalistico verso le cose, e forse l’insegnamento che c’è dietro questo romanzo d’esordio, ben scandito nei ritmi dai suoi capitoli, che così bene si muove in momenti spazio-temporali così lontani tra loro, è quello di passare dagli stati emotivi attraverso quello che Ovidio – che l’autore cita in esergo – diceva nelle Metamorfosi: “Tutto si evolve, nulla si distrugge. Lo spirito vaga dall’uno all’altro e viceversa, impossessandosi del corpo che capita, e dagli animali passa in corpi umani, da noi negli animali, senza mai deperire nel tempo. Come la cera duttile si plasma in nuovi aspetti, non rimanendo qual era e senza conservare la stessa forma, ma sempre cera è, così, vi dico, l’anima è sempre la stessa, ma trasmigra in varie figure”.
E allora forse l’intento del romanzo è far capire, con una forza leggera, abitata a tratti dalla paura per ciò che non si conosce, che spesso conoscere vuol dire riconoscere, che scoprire di non essere totali padroni del proprio destino ma di qualcuno che gli ha dato un’impronta, potrebbe farci nascere il desiderio di esplorare un’altra verità possibile.

Giorgio Boratto, insieme ad Edoardo Guglielmino cercheranno durante l’incontro di parlare di questi misteri insieme all’autore cercando di suggerirli ma non di svelarli, Simona Moggia ne leggerà dei brani, per introdurre il lettore nell’atmosfera di cui il libro è avvolto.

Marina Giardina
di Mina Vitiello

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