Magazine Martedì 17 maggio 2005

Platinette nudo e cruda

La prima volta che è comparsa in TV era il 1996: su Rai2 commentava insieme a La Pina il Festival di Sanremo di quell'anno. Tra gorgheggi e paillettes. Sto parlando di , che dalla Rai è sbarcata poi a Mediaset come opinionista sui generis nel Target condotto da Gaia De Laurentis: a bordo di una cabriolet, "Platy" - come la chiamano i suoi estimatori - commentava le bellezze e le brutture della TV di alcuni anni fa.
Da allora è stato un crescendo continuo di ospitate televisive ed esibizioni che l’hanno resa simpatica a molti, suscitando anche discussioni sul suo modo di essere e di presentarsi al pubblico. Ma lei – o lui, come preferite - appare semplicemente come una persona che dice ciò che pensa punto e basta, senza troppi fronzoli.

Oggi chi non conosce questa signora dalle forme generose e la bionda chioma? Trucco decisamente abbondante ed abiti colorati che sembrano nascondere una fragilità inaspettata. A dire il vero pare che attualmente Platinette, al secolo Mauro Coruzzi, abbia deciso di liberarsi di trucco e parrucca per mostrare, forse, la sua vera anima. E per farlo ha scelto la scrittura: Tutto di me. Riflessioni (Edizioni Sonzogno, 162 p., 13 Euro) è il nuovo libro che Platy presenterà al Forum Fnac di Genova, (via XX Settembre), giovedì 19 maggio alle 18.00.
Perché Mauro, bambino gracile e solitario, si è trasformato in quella maschera che è Platinette? L’infanzia difficile, le esperienze di vita, “un’autoanalisi lucida e schietta", scrive Coruzzi. E una convivenza ormai consolidata tra le parti maschile e femminile.

In che abiti la vedremo giovedì alla Fnac? Sarà Platinette o Mauro?
«Indosserò i miei vestiti "incivili". Sarò Mauro, nella sua tenuta che è molto più popolare rispetto a quella di Platinette. E poi fa troppo caldo per tutto quel trucco!»

Ultimamente lei preferisce apparire senza quegli abiti che l'hanno reso famoso: per quale motivo?
«La proposta è arrivata da Maurizio Costanzo, ma è stato soprattutto un modo per rinfrescare il mio personaggio, più che un'esigenza personale. E poi non ho problemi a cambiare sesso, figuriamoci i vestiti! Scherzi a parte, non ho mai avuto bisogno di pensare a ciò che "devo sembrare". E oggi posso addirittura permettermi di dare qualche consiglio...»

E nel suo libro dà consigli ai lettori oltre a parlare di sé?
«Con Tutto di me ho voluto far capire che il mio modo di apparire non è una strategia. La mia vita è stata davvero avventurosa, tanto che a volte mi chiedo come faccio ad essere ancora vivo. La verità è che ho fatto sempre e solo ciò che mi andava di fare, e questo è per me motivo di soddisfazione».

Allora questo libro l'ha aiutata a far pace con sé stesso...
«Più che altro mi è servito per fare chiarezza. Ma la tranquillità non fa per me, anche se oggi riesco a giudicarmi con minore severità rispetto a quanto non facessi in passato».

La sua infanzia è stata difficile, e lei ha cercato il riscatto personale attraverso la cultura...
«E ne sono fiero: la cultura apre la mente. Da ragazzo leggevo molto, magari anche solo riviste. Ma ho imparato così a "mettere insieme una frase". I miei genitori erano molto poveri, e la loro bontà non bastava per andare avanti. Ero un bambino infelice, ma oggi sento di aver raggiunto degli obiettivi anche grazie alla cultura».

E oggi cosa le piace leggere?
«Non leggo più molto. Un tempo mi piacevano gli autori minimalisti italiani degli anni '80, da Enrico Brizzi a Isabella Santacroce... ora mi dedico per lo più alla lettura di saggi, soprattutto riguardanti la psicanalisi, da cui mi ritengo dipendente. In questi giorni, però, sto rileggendo un libro scritto da Alba Parietti dal titolo "Uomini": le sue descrizioni del mondo maschile sono davvero al vetriolo».

Domanda classica: progetti per il futuro?
«Uno spettacolo teatrale sulla mia vita raccontata attraverso una serie di canzoni che sento mie».

Nella foto: un particolare dalla copertina di "Tutto di me. Riflessioni".

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