48 ore @ mentelocale café - Magazine

48 ore @ mentelocale café

Oggi al cinema Magazine Martedì 17 maggio 2005

Driiiin. Rispondo al cellulare: è Daniele, il mio collega: “corri in redazione, oggi si gira una fiction a mentelocale café!”. Quando arrivo a Palazzo Ducale scopro che luci, telecamere e troupe sono già pronti nel déhors. La fiction in questione è 48 ore, poliziesco di Canale 5 ambientato a Genova. Mi guardo intorno: c’è il regista - Eros Puglielli – che, maglietta bianca e codino, sistema gli ultimi dettagli; ci sono le comparse che ascoltano le direttive dell'aiuto regista. E poi ci sono i barman di mentelocale, che verranno ripresi mentre servono cocktail e caffè. Nei loro sguardi leggo un pizzico di emozione per questi inaspettati “5 minuti di notorietà”.

Io intanto aspetto il protagonista. Si tratta di Claudio Amendola, attore affermato che oggi è più che mai noto fra i teledipendenti per uno spot che lo vede protagonista insieme alle due figlie.
Arriva anche Massimo Poggi, attore teatrale e protagonista di Cuore sacro (l’ultimo film di Ferzan Ozpetek), con un passato nel cast di Un posto al sole.
Ciak, si gira. La scena prevede una chiacchierata tra il poliziotto Amendola e un personaggio che il copione prevede sia coinvolto in affari loschi: Poggi mi spiegherà che si tratta di importanti indagini svolte dai due poliziotti. Silenzio assoluto: le comparse se la cavano bene, gli attori pure. Amendola si muove agilmente, ma ogni volta che si alza fa scricchiolare lo sgabello sul quale è seduto: alla fine gli scappa la risata. Intanto si arriva al sesto ciak. Buona la settima, e tutti nei camerini.

Ora è piazza Matteotti a trasformarsi in un set. Alcuni curiosi si fermano e sbirciano nelle roulotte parcheggiate in piazza, ma sembra che la città si sia ormai abituata alla presenza del cinema nei suoi carruggi. Massimo Poggi, che è originario di Alessandria, conosceva già Genova: «una bella città che ho apprezzato ancora di più grazie a questa esperienza». Prima di tornare sul set, Massimo mi parla del suo personaggio: «è una persona "inquadrata" e un poliziotto ligio al proprio dovere».
Anche Claudio Amendola è rimasto colpito dalla bellezza della città: «accogliente, piena di misteri e di etnie diverse: questo significa apertura al mondo da parte dei genovesi», dice con entusiasmo, e continua: «adoro i vicoli e il mare: non potevo che amare Genova. Ero già stato qui anni fa, ma solo per motivazioni calcistiche…». E qui mi scappa la battuta: “quest’anno non hai avuto molte soddisfazioni sul quel fronte, vero?”, gli chiedo conoscendo la sua fede giallo rossa. Ma lui è bravissimo a glissare: «invece sono felicissimo, perché il Genoa - la mia seconda squadra - sta ottenendo risultati importanti». Amendola genoano? Beh, nessuno è perfetto…

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Nella foto in alto, Claudio Amendola @ mentelocale café; in basso Massimo Poggi.
Nella foto piccola: Claudio Amendola (by )

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