Magazine Venerdì 13 maggio 2005

L'amore secondo Fernando Alvim

Ieri sera, giovedì 12 maggio, Fernando Alvim aveva un’espressione sorpresa. Felice, sicuramente, ma incredulo di stare proprio dove si trovava. Non era certo il primo suo giorno in Italia, ma lo stupore traspariva dal suo viso, e poi dalle sue parole.
È comprensibile: trovandoci catapultati quasi all’improvviso in una città così lontana da casa nostra, così diversa, tra persone che non capiscono la nostra lingua, un minimo di sconcerto lo proveremmo certamente. E per quale motivo poi: qualcuno ha deciso di pubblicare un libro al quale non stiamo dando grande importanza. A proposito! Sarà meglio informarvi che Fernando Alvim è uno scrittore portoghese. E non solo, è anche uomo di spettacolo, radio e tv, e pubblica “Revista 365”, periodico di letteratura definito “…probabilmente la migliore e la più creativa rivista portoghese, …”, come dice Nuno Markl, che aggiunge: “Quello con i capelli strani”.

Uno scrittore, dicevamo, ma lui ieri sera – alla Libreria del Porto Antico, alla presentazione del suo “Il giorno in cui siamo fuggiti tu non eri in casa…”, tradotto da Federica Barbi e pubblicato da Scritturapura Editore – ci ha detto che non sa se scriverà ancora. Perché questo non è un libro e basta. È stato in realtà un modo per… per…
Be’, non posso raccontarvi qui la storia, altrimenti non c’è più sorpresa. Ma si tratta di uno scritto che riguarda l’amore, l’amore per una donna, quell’eterno sentimento – così bello, così difficile - che muove il mondo (o almeno quella parte di mondo che non si fa sospingere dal denaro). E allora si capisce perché non è certo che avremo un seguito, o qualcosa su altri argomenti. Alvim non vuol fare come certi autori portoghesi che scrivono ad agosto perché a Natale devono essere in vendita. Però, veniva da dirgli:
– Be’, innamorati di nuovo, di un’altra donna magari, e poi scriverai ancora.
Ma ogni storia è diversa, anche se lui la saprebbe raccontare certo bene. In fondo è lui che ha scritto:
– I grandi uomini non sono quelli che vincono sempre, ma quelli che non rinunciano mai.
Grazie, Fernando.

Maurizio Mapelli

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