Saimir, un film vero - Magazine

Cinema Magazine Venerdì 13 maggio 2005

Saimir, un film vero

Magazine - Saimir è il nome di un ragazzo come tanti. Un sedicenne con una vita difficile come può essere quella di molti ragazzi che vivono in stretto contatto con la strada e con le cosiddette “cattive compagnie”. Saimir è albanese, e insieme a suo padre guadagna qualche soldo trasportando i suoi connazionali dalla spiaggia laziale dove sono sbarcati a mete sconosciute per loro, speranzosi in una vita migliore nel paese del bengodi.

Questa, in breve, la storia che il regista romano Francesco Munzi ha voluto raccontare nella sua opera prima. Saimir è un film “vero”, realista come pochi se ne trovano oggi nelle sale. «Quel che spesso manca nel cinema è la realtà», mi spiega Francesco, che oggi gira l’Italia per promuovere la pellicola, «è tutto una grande fiction. Io non sono un sociologo, ma ho raccontato realtà che ho visto, coinvolgendo anche dei veri Rom che vivono a Roma, e che hanno accettato di partecipare alle riprese».
E pensare che, ai tempi del liceo, Francesco si dilettava con il teatro: «facevo il burattinaio, e quella è stata la mia prima fonte di guadagno. Io e il mio gruppo di amici organizzavamo spettacoli nelle scuole e nelle case». E poi è arrivato il cinema… «sì, ma non è stato facile trovare i finanziamenti per passare dai cortometraggi al grande schermo: ho sofferto molto!». Corti e concorsi, passando per i documentari, «nei quali avevo già affrontato il tema dei “ritratti di stranieri in Italia”: dalla storia di un ragazzo russo a quella di una comunità cinese».

Ma nel film di Munzi si parla anche di un difficile rapporto tra padre e figlio: «uno scontro generazionale che evidenzia la difficoltà da parte di Saimir di lasciare quel mondo in cui è costretto a vivere. Il padre blocca la sua crescita e il ragazzo ha solo voglia di ricominciare». Uno dei punti forti del film sono i suoi protagonisti, dall’espressivo Mishel Manoku – giovane studente albanese alla sua prima prova cinematografica – a Xhevdet Feri, attore noto in Albania anche per la sua partecipazione alla vita politica del paese.
Anche la fotografia, curata da Vladan Radovic, è realistica e per nulla patinata: «volevo un’immagine “sporca”. Abbiamo deciso di girare in super16 e non in 35mm per ottenere un effetto granato, in un’atmosfera che è sempre piuttosto cupa».

Nella foto: la locandina del film Saimir

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