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È semplice, è il Teatro Nudo

Teatro e Spettacoli Magazine Teatro Hops Mercoledì 4 maggio 2005

Magazine - «La voce vibra...» e arriva direttamente a chi si siede in sala, smuovendo fantasmi, paure e ansie ma anche solo quell’intimo di noi stessi, e per questo forse il teatro fa ancora paura a molti. Ci riflettiamo su con Simona Fasano, attrice e regista della nuova compagnia teatrale genovese Teatro Nudo. «Volevamo chiamarci Fragile, ma poi abbiamo scoperto che c’era già una compagnia con quel nome e così...», e così sono in quattro: Simona (attrice e regista), Lidia Treccani (attrice e danzatrice), Fabrizio Rota (musicista e compositore), Roberta Alloisio (cantante e attrice). Simona e Lidia Treccani sono venute a raccontarmi il loro nuovo lavoro Chiavi di voci infernali che debutta all’h.o.p. altrove in prima assoluta giovedì 5 maggio, (h. 21), con repliche fino a sabato 7.

Entrambi attrici all’interno della compagnia dell’h.o.p. altrove, quest’estate si sono decise a dare peso anche formale alla loro scelta di diventare indipendenti maturata con il primo lavoro Il rogo della vanità...nebbia da descrizione scritto, diretto e interpretato da Simona e altri e ospitato all’ h.o.p. altrove nella stagione 2003-04. «Nel lavoro dell’anno scorso sono stata giudicata troppo presuntuosa per aver scritto (insieme a Fabrizio Rota), interpretato (insieme a L. Treccani, Franco Leo e Franco Testa) e diretto il nostro primo lavoro», mi spiega Simona, «quindi questa volta sono partita da testi classici contemporanei (La chiave dell’ascensore, di Agota Kristof e La voce umana e La macchina infernale di Jean Cocteau) per realizzare un trittico con l’obiettivo, che è un po’ quello della nostra compagnia, di scandagliare l’essere umano nella sua stupidità ma anche nei suoi momenti di luminosità: quindi luci e ombre dell’esistenza».

Simona è la fiammella inesauribile, nelle parole di Lidia, che anima il lavoro frenetico e le ha spinte fin qui (oltre allo spettacolo in programma, il 12 e il 13 maggio propongono alle scuole lo spettacolo I casi umani, tratto da 7 tragedie di W. Shakespeare, sempre all'h.o.p. altrove, ore 10 e 11). Lidia, più riflessiva, ha trasferito nel quotidiano il suo fare teatro e quindi procede nella conversazione lungo ingegnose metafore e una raffinata gestualità, che racconta il suo rapporto con il corpo. Ed è proprio con il corpo che si fa il teatro in questa compagnia, un teatro che prende la parola come pretesto per smuovere emozioni, spezzare dicotomie uomo-donna, buono-cattivo e arrivare a toccare e parlare di corde, che variano per intensità e non per natura: «la corda è comune e serve a fare quella capriola che è conversare con il teatro classico», aggiunge Lidia. Porsi delle domande e darsi delle risposte, ma anche accettare che nascano nuove domande è la loro sfida, che affrontano con forte entusiasmo e profondità di spirito.

La conversazione ci coinvolge al punto che le tematiche del gruppo si aggrovigliano in matasse di vita quotidiana. Le sciogliamo discorrendo lungamente di vita che è poi anche intento e azione teatrale. Della macchina teatrale al Nudo rifiutano l’artificio in nome dell’essenziale, dell’incontaminato, del terreno vs il celeste. Al Nudo non si usano trucchi, neppure maschere e anche il gioco delle entrate e delle uscite è ridotto all’osso, in favore di un’attorialità omnipresente, che muta con le luci in un lavoro che parte da dentro. Il teatro di parola quindi è proposto in modo meno naturalistico, più emotivo per «creare l’esterno del paesaggio interno del personaggio» conclude Simona.

La musica, come per lo spettacolo precedente, è curata da Stefano Cabrera che, nonostatne non risulti nell’organico del gruppo, ha instaurato un felice connubio con loro e riesce a «scrivere sempre la musica perfetta per quello che gli proponiamo», dice Simona. Per questo spettacolo, Stefano ha proposto una traccia - già utilizzata per un videoclip sulle chiese del centro storico genovese e per l’inaugurazione dell’ascensore di via Balbi –che viene reiterata in loop diverse volte in coordinazione con i tempi recitativi.

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