Magazine Venerdì 29 aprile 2005

Un libro come l'album dei ricordi

Nessun amore ha un finale perfetto. Nessun amore forse ha un vero e proprio finale, o meglio nella nostra memoria sì, nei nostri ricordi forse, quando tutto acquista uno strano finale, quello di ciò che avrebbe potuto essere, o tutto quello che si è portato via finendo. O magari Maurizio Mapelli, il cui libro E’ inutile come pettinarsi (Edizioni Pane e Vino, 10 Eu) verrà presentato il 3 maggio, alla Libreria Porto Antico alle ore 18.00, tutti questi arrovellamenti miei (tipici femminili forse) manco li aveva in mente.

Del resto è tradizione maschile (e ultimamente spesso ligure) di parlare d’amore senza farlo sembrare. Mi viene in mente Lorenzo Licalzi quando nel suo alternava comicità a lacrime, in poesie celate dietro racconti goliardici. Ho anche pensato a Gli amori difficili di Calvino per quella sospensione possibile vicina a Mapelli che è della normalità, non della pagina, ma della realtà.

Insomma ora smetto di dilungarmi e comincio a parlarvi del libro di Mapelli perché possa nascere in voi quella curiosità che c’è in me di vedere la faccia che ho intravisto dai suoi racconti scanzonati.
Ogni capitolo ha il nome di una donna. Lui le ha amate tutte di certo, le ha amate per quello che di breve e sognante gli hanno dato. Per i banchi dell’Università di Via Balbi, per le corse in vespa in campagna, per l’ora di libertà durante il servizio di leva.
Di tutte si chiede dove possano essere adesso, spera di incontrarle in una stradina dei nostri carruggi per ricordare insieme, per vedere dove sono andati quegli ideali, quelle lunghe conversazioni fiume dove bastava parlarsi e raccontarsi in un bar dopo la lezione.
Mentre lo leggevo speravo che qualche maschietto come Mapelli avesse un giorno pensato di me quello che tutti pensavano della bella Laura (la più bella, la più affascinante, la più tenera, la più desiderata) che veniva ogni tanto in compagnia ma non ci stava sempre, che era intelligente e pure simpatica. Che andandosene e tornando ogni tanto nel gruppo faceva nascere il mistero. Che era una gran figa insomma!

Poi il libro finisce con una gatta (che alla fine è un po’ meno impegnativa di una donna) perché quando lui torna a Genova dalla sua gatta, in un giorno di agosto, dopo un breve viaggio a Milano a trovare la sua conquista straniera (e tutti noi sappiamo che la Milano desolante dell’estate può essere solo vissuta se vai a trovare una grande passione e ti chiudi dentro casa a fare l’amore), lì capisce che quell’amore è proprio finito e che la pizzeria con la cameriera cinese era proprio l’epilogo della storia. Se come me avete voglia di vederlo in faccia questo ragazzo del ‘55, siete invitati martedì 3 Maggio alla Libreria Porto Antico. Io e Edoardo Guglielmino cercheremo di scoprire chi sono tutte queste donne del suo libro o se la sua è una grande immaginazione alla Truffaut…
La prima domanda che gli farò sarà questa : “Se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse”? Perché è proprio questo che ho avvertito nel libro : dietro un sorriso c’è l’idea ben presente che tutto ha una fine, ma che la passione può e deve ancora persistere. Avendone voglia sempre. Sapendolo da vecchi, potendolo da giovani…

Marina Giardina
di Mina Vitiello

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