Concerti Magazine Martedì 26 aprile 2005

Haber è sempre Haber

Magazine - Haber, confessi: perché tanto successo con le donne? (momento di pausa: pura sapienza teatrale). Insomma, con Giuliana De Sio 19enne ci andavi tu e non, per esempio, io... “Oh beh, sì. Giuliana. Siamo amici, adesso. Una donna fra le più intelligenti che abbia mai conosciuto. E le donne, non so, vedranno in me un uomo che è insieme disarmato e pieno di energia...”. Cari i miei sempre più numerosi di Mentelocale, Alessando Haber si è fatto la recensione della Valigia dell’attore da solo, al tavolo di un pub a Sanremo, seduto insieme al suo amico (e mio!), il tagliente Pepimorgia ( ).

Ma mentelocale ne parla da almeno 5 anni, di questo genovese cittadino di questo e altri mondi), a Graziella, la segretaria, col marito e a me, bevendoci un aperitivo infinito a base di champagnino, salame e delizie consimili. Venerdì il Centrale di Sanremo ha decretato il quinto trionfo sanremese di Haber – i primi 4 sono stati al Tenco ( ), e io me li ero già visti tutti. Qui, però, era in scena da solo, come piace a lui (cos’è questa passione per la musica, Haber? “Ma io ho provato tutto, ho avuto tante soddisfazioni, ora vorrei provarmi in un vero concerto, da solo, con la mia band, senza essere obbligato a recitare niente”. Uno che a 19 anni era alla scuola di Alessandro Fersen, a 20 viene notato da Lou Castel ( ) e l’anno dopo lo chiama Marco Bellocchio può dire questo e molto altro ancora).

Lo spettacolo trionfale è durato un’oretta e mezza. Lui non era ansioso per niente (“ma lo sai che mi è nata una bambina da poco? Ha 8 mesi” – e non lo dice durante lo show, ma è come se, davvero. Un uomo felice), energetico e quindi gradito alle donne sì, però. La prima parte, un tutto Bukowski diabolico e perfetto, con il sax tenore di Luca Velotti a squarciare il cuore anche dei più insensibili (ma non ce n’era: non ieri al Centrale, davvero) e la batteria di Carlo Battisti a tenere le fila, lui, che è stato allievo di Jimmy Cobb). Alla fine di questa prima parte del set, con un paio di sigarette in mezzo, comincia una discesa a razzo lungo la letteratura altra che Haber frequenta da sempre: Neruda (la Ode a la vida ( ), che solo lui in Italia può dire così), Prévert, addirittura con Cet amour ( ), letta senza un milligrammo di miele, due racconti che non ricordavo tanto caustici di Vitaliano Trevisan ( ), e infine Garcia Lorca, e il suo eterno Ignacio Sanchez Mejas.

Che seratona, con Haber, davvero. Alla fine, il bis, ovviamente cantato, preso dal suo ultimo cd ( ); Solo una settimana, su testo ancora di Bukowski. Ohéi, io lo sapevo che Haber era un simpatico; ma questo qui è un gigante, altro che simpatico.

Giovanni Choukhadarian

Nella foto: Alessandro Haber

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