Concerti Magazine Venerdì 22 aprile 2005

Milano chiama Genova: vergogna!

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Io odio Genova. La odio sul serio. Ed è perfettamente inutile che cerchiate di farmi cambiare idea. Non mi piace la lanterna, i vicoli, e nemmeno quell'insulsa sfera sferica di .

Non so da quanto ho iniziato ad odiarla. Forse due, forse dieci anni. Ma so che anche soltanto sentire un belin all'angolo della strada mi fa venire il voltastomaco. I genovesi sono tristi, brutti, sempre con il broncio, e si lamentano di tutto. Una cosa va male? Si lamentano perché va male. Una cosa va bene? Si lamentano perché sarebbe potuta andare meglio.

Noi di Milano invece sì, che sappiamo vivere con gioia. Non credete a coloro che affermano che la nebbia renda grigia la vita di tutti i giorni. Anzi. È esattamente il contrario. Vivere in un ambiente uguale e monotono tutti i giorni rende più combattivi agli attacchi della vita e con più voglia di fare, di agire, di muoversi. Noi a Milano abbiamo un'ottima scena musicale.

Usciamo la sera, e abbiamo l'imbarazzo dei locali dove andare ad ascoltare musica dal vivo. Abbiamo i navigli. Abbiamo anche Parco Sempione, ma credo che questo sia un discorso decisamente più delicato. Potreste obiettarmi adesso che anche a Genova avete dei locali, dei bei locali, e potrei forse darvi ragione. Ma in quanti dei vostri si deve fare la fila per entrare? In quanti hai la certezza che assaporerai il contatto fisico con la gente, in quel mucchio selvaggio e concentrato che è un pubblico adorante e sudante durante un concerto? Che sia rock, folk, metal, pop o indie, poco importa. Noi, a Milano, abbiamo anche la mente decisamente più aperta. Non lo dico per bullarmi, o forse si, non lo so. Quando un grande artista decide di fare in Italia una tappa del proprio tour internazionale, dove credete che deciderà di andare? A Genova, forse?

Mi spiace, ma sono finiti i tempi in cui siete stati Capitale della Cultura. E neanche l'avete saputa sfruttare, come occasione. Io ci sono stato nella vostra città, nei primi del 2004: era un cantiere unico, e mi ha ricordato Berlino, per chi di voi che c'è stato. Ma voi genovesi non amate viaggiare, lo so. Vi piace stare rinchiusi nelle vostre tane, e mugugnare l'un l'altro, e dire qualche belin ogni tanto, e vantarvi di aver dato i natali ad un che, se proprio vogliamo dirla tutta, gli ultimi anni della sua vita manco li ha passati a Genova.

Che cosa potete vantare, che noi a Milano non abbiamo? Niente. Proprio niente. Ve ne state rinchiusi nelle vostre monotone vite, e non uscite neanche quando un locale prova a proporre qualcosa di nuovo. Se ci fossero a Milano, locali come il o il sarebbero sempre pieni di gente. Pieni di giovani. Pieni di vita. E voi invece niente. Vuoto assoluto. Una serata con quattro gruppi? È già tanto se vi saranno trenta persone.

Adesso io vi dirò una cosa, e so già che vi offenderete, ma non mi importa. Dovreste vergognarvi. E tanto. Di voi stessi. Di come vi comportate nei confronti di tutto quello che avete intorno. Se veramente amate la città in cui vivete, dimostratemelo. Dimostratevelo. E la prossima volta che scenderò giù da Milano, incrociando il vostro sguardo vedrò finalmente la fierezza di un popolo che è stato una repubblica marinara, ha toccato il fondo, ma almeno adesso sta provando a risollevarsi. Un po' come se steste cercando di smettere di fumare. Questo, musicalmente parlando. Per tutto il resto, invece, nutro per voi veramente poche speranze.

Pazuzu

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