Donne e fotografia da Joyce & Co - Magazine

Mostre Magazine Joyce & Co. Venerdì 22 aprile 2005

Donne e fotografia da Joyce & Co

Magazine - 28 artiste scrivono attraverso la luce.
Sono fotografe, donne dall’Italia e dal mondo, che ritraggono per lo più altre donne, giovani o vecchie, bambini/e, situazioni e luoghi del quotidiano re-interpretandoli. È Cromosoma X. La sensibilità femminile attraverso il medium fotografico una mostra curata da Fabrizio Boggiano (da tempo amante e collezionista d’arte contemporanea) allestita alla Galleria Joyce & Co, diretta da Maurizio Vallebona e dallo stesso Boggiano, da ormai 5 anni (in Vico del Fieno 13 r). Il corpo ("punto di forza della prassi femminista che contesta la metafisica asessuata del maschile", E. Gajeri) o parti di esso, sia di donne, bambini, uomini o animali è un tema ricorrente che indugia sul particolare, isolandolo - occhi, mani, gambe – ma anche il vestire e il travestirsi per gioco o per credo, per scherzo o per passione, è un soggetto che ritorna. Si chiamano: Brunella Bianchini, Dafne Boggeri, Francesca Bontempi, Giulia Caira, Sophie Calle, Daniela Carati, Eleonora Chiesa, Destiny Deacon, Anna Fabroni, Nan Goldin, Jan Groover, Jitka Hanzlová, Elisabeth Hölzl, Roni Horn, Ines Van Lamsweerde, Barbara La Ragione, Zoe Leonard, Lucia Leuci, Mara Mayer, Marzia Migliora, Tracey Moffatt, Patrizia Nuvolari, Luisa Raffaelli, Marilena Sassi, Kiki Smith, Pia Stadtbäumer, Grazia Toderi, Giovanna Torresin.
I loro lavori, quelli di dimensioni più grandi, sono presenti in contemporanea a Padova nella Galleria Sottopasso della Stua, fino al 14 maggio 2005, in una mostra che ha il patrocinio del Comune di Padova - Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo e del Centro Nazionale di Fotografia.

Maurizio mi racconta che la mostra è nata da una sinergia a tre con Sabrina Raffaghello (anche lei gallerista con un suo spazio a Ovada) e che un primo nucleo del progetto espositivo ha trovato ospitalità nella Loggia di San Sebastiano, sempre a Ovada (AL) con il forte supporto della Provincia e del Comune di Alessandria.
All’origine dell’idea una considerazione su «un responso statistico» che vede «una cospicua presenza di donne» impegnate con l’arte o il mestiere della fotografia. «Sono molti i portfolio che testimoniano come il mezzo fotografico svolga un’azione molto seducente nei confronti delle artiste, un ruolo che forse in passato, negli anni ’70, era ricoperto dalle performance». Ma cosa ritraggono queste donne? «Se stesse», dice categorico Maurizio, «c’è una grande concentrazione sull’io. Un fenomeno che testimonia la frammentazione dell’io vissuta dalle donne della contemporaneità come conseguenza del post-femminismo».

Un’incongruenza tra la foto sulla copertina del catalogo di questa mostra - di Sergio Muratore - quindi di un uomo, in un’esposizione di lavori dedicata alle donne - nel senso che loro sono le artefici - mi induce ad una riflessione sull’essere al femminile. Ma prima di tutto genera in me una domanda: perché mettere il lavoro di un uomo a rappresentare una collettiva di donne?

Quando si dice “donna” il dialogo sembra sempre teso a proseguire in un non-detto ma largamente condiviso, in un troppo da dire e non ce n’è il tempo, in una marea di possibili commenti e punti di vista su quello che sono fanno e vogliono le donne.
Ennod, ennod, ennod, ennod... donne allo specchio diventa ennod. Un inutile gioco di parole per riflettere e cercare di esprimere quella sensazione che si vive tutte le volte che ci si azzarda nel “femminile”: è facile generare un conflitto, un’incomprensione, urtare la sensibilità. Forse questo accade proprio a causa del nostro vivere (di donne), un post-femminismo confuso e troppo lontano dalle sue radici? Ma i femminismi sono tanti e l’incertezza che gli sta attorno è forse anche sinonimo di libertà e diversità nonché convivenza. Tutte (noi donne) siamo e lavoriamo, ci relazioniamo con gli altri in questo nostro Occidente grazie al “femminismo”. Che lo vogliamo o no, il non dover obbedire per forza ad un uomo (padre, fratello o marito), la possibilità di votare e di intervenire, anche se non ancora con il giusto peso, nella politica e nella società, lo dobbiamo al “femminismo”. Un pensiero e una storia di eventi modificatori tesi all’emancipazione, all’esistere del femminile nella società, che comincia nell’Inghilterra del ‘700 e forse anche prima in atteggiamenti singoli. Tutto questo oggi è ancora in corso. Non siamo ancora arrivate al nocciolo della questione che starebbe forse nell’accettare noi stesse, la nostra caratteristica principale, la femminilità, qualsiasi cosa si intenda con essa, e sarebbe lungo ora disquisirne (mi affido qui ad una certa apertura mentale e ad una conoscenza delle diverse teorie femministe). Ma forse, sopra ad ogni cosa, sarebbe il momento di fare gruppo e creare nuove forme di femminismo che rispecchino più da vicino l’essere donna di oggi, in tutte le sue sfaccettature ed esaltino l’essere al femminile senza ridursi sempre all’imitazione di modelli e atteggiamenti maschili.

Forse per il catalogo si poteva già elaborare un “motivo” che rappresentasse il mestiere del fotografare per mano di donne.

Per approfondire sul femminile:
www.women.it/cms/index.php
Per documentarsi
Per leggere l'altra informazione quella che
Per... lalibreriadelledonne.it ... in Italia dal '75.

Nelle foto piccole particolari del manifesto della mostra su foto di Sergio Muratore. Nella foto grande: Senza titolo (1999) di Giulia Caira, cibachrome in light box della Colezione Baretto, Ovada.

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