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Attualità Magazine Giovedì 14 aprile 2005

È la luce che t'inganna

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Roma - 6 aprile 2005 ore 18.00 – È la luce che t’inganna. Perché con il sole non vedi la Piazza e neanche la Cupola, la fila di gente ti sembra il flusso uniforme di un fiume, persone come particelle d’acqua, goccioline cadute dal cielo che ora scorrono, compatte, verso il loro mare.
Sono giunta in motorino. In due su un cinquantino, zigzagando tra le file d’auto imbottigliate nelle strade. Castel Sant’Angelo proietta un’ombra verso di me, che arrivo, con una mano in tasca ed una protesa in avanti: voglio toccare quello che succede, voglio vedere, voglio capire.

Guarda. Il sole tramonta, la luce ci acceca. È un’avventura questa? In quale dimensione sconosciuta ci stiamo avventurando?

Un serpentone di gente occupa la riva sinistra del Tevere, costeggiando due ponti e attraversandone uno, verso via della Conciliazione. Un serpentone di gente, che si muove piano, sembra ondeggiare, ognuno porta la sua invisibile croce. Non c’è chiasso: la folla è timorosa di disturbare il sonno del suo Papa.

Tu credi? Ma non lo domando sul serio. Io non so pregare, ma quello che sento – ora – è il rumore delle preghiere non mie, che mi confondono, mi riempiono la testa, mi fanno vibrare.
-Perché urlano?
-Ma non stanno parlando.
Io li sento. Stanno urlando le loro preghiere, non le capisco, le sento, la mia testa è piena. C’è un vortice che mi tira. Dove sto andando?


Sull’altra sponda del fiume, dove siamo noi, la gente è poca, nel parco si riposa la Protezione Civile, spiccano le penne nere degli Alpini, si sente odore di panini, ragazzi in gruppo ridono.
Subito inizia lo sbarramento della sicurezza e il parco dei media. Anche io sono giornalista, anche io sono qui per raccontare-vedere-toccare.
Dopo il primo posto di blocco ci sono i satelliti. Dopo il secondo sostano i mezzi di soccorso. Dopo il terzo c’è solo gente e silenzio.

Sei sicura di volerci andare? Sicura. Sicura perché non so opporre resistenza a questo flusso che mi chiama, che mi trascina. Fruscio di pensieri che non sono i miei.
-Perché mettono questa musica triste?
-Per non farli sentire soli.


La gente è schiacciata sulle transenne. Quella del centro non la vedo, non distinguo i volti, ma ne posso percepire la sofferenza, l’oppressione. Stanno facendo la loro personale Via Crucis. Non sono annoiati, non sono nervosi. Sono fedeli. Hanno fede.

-Cos’è la fede? Una forma evoluta della fiducia?
-No. La fede è (punto). A prescindere.
-Tu hai fede?
-Ho fede nell’amore.


Mi sento una privilegiata. Passeggio ai lati della folla con la mia macchina fotografica e rubo i volti alla gente. Volti segnati, sorridenti, in preghiera, con gli occhi fissi nel vuoto.
I maxi schermi mostrano l’interno della Basilica, con il corpo del Papa. Ecco il loro premio.
Quando arrivo in Piazza San Pietro è il crepuscolo, qualche minuto dopo le 19. Un cielo rosa si mischia ad un grigio irreale che pare provenire dalla Basilica. La malinconia è una sensazione ovattata da cui non ci si può sottrarre.

Ecco il vortice. Sono arrivata. Mi risucchia la piazza. Penso alla fede. Hai fede tu? Nell’amore.
-Esiste altra fede?
- No.


Voci e canti vengono diffusi in stereo lungo tutto il percorso, e la gente ascolta muta. Dov’è il chiasso dei grandi raduni? La confusione che caratterizza le folle? L’ira, il panico, l’ansia?
Non c’è nulla di umano qui. L’incedere silenzioso inquieta più della vastità della piazza.
“Siete quasi arrivati” vorrei dire a quelli che vengono bloccati prima di essere immessi nel successivo gruppo di entrata. “Resistete”.
E mentre mi mimetizzo tra telecamere e microfoni della Reuters e della CNN, giunge il buio.
“Il Papa è morto, ma veglia su di voi”. Dice una voce sconosciuta.

Non c’è altra fede che non sia amore. Ora ho capito. Guardami negli occhi, pupille nelle pupille, guardami.
- Esiste un solo amore?
-Esiste tutto l’amore che vuoi.


( )

Manila Benedetto

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