Il teatro: un'illusione barocca - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Mercoledì 13 aprile 2005

Il teatro: un'illusione barocca

Magazine - Perché andare a teatro?
Per un party al


Si alza il sipario e dalla fila dietro due signore:
A:“Ma è moderno...”
B: “Eh sì”.
Dopo alcune battute.
A: “Ma è in versi...”
B: “Faccio un po’ fatica effettivamente...”

Siamo all’Illusion comique di Corneille, al Teatro della Corte fino al 26 maggio, nella produzione tutta nuova del Teatro Stabile di Genova, per la regia di Marco Sciaccaluga, misurata lungo i versi martelliani di Edoardo Sanguineti, che ha prestato la sua penna alla nuova traduzione.

Uno spettacolo dove lo spettatore è motore della scena: Pridamante. Egli è padre alla ricerca disperata del suo figliolo, “il caro oggetto di tutte le mie cure”, a suo tempo scacciato per eccesso di severità e oggi agognato affetto da recuperare. Pridamante nel suo errare, ormai deluso e disilluso, viene incoraggiato dall’amico Dorante ad incontrare il mago Alcandro. Questi, mago-drammaturgo, metterà in scena, (“sarò l’esponitore”), la vita del figlio a pochi centimetri dalla sua persona (“per magica illusione vedrete la sua vita”) da quando lui lo scacciò, ma è finzione o realtà ciò che si manifesta davanti ai suoi occhi? Perennemente in scena ma non attore, Pridamante (Federico Vanni) è costretto al silenzio di fronte agli “spettri affatto affini a corpi, qui, animati”, dal potente Alicandro evocati e spesso fuori posto su una scena che non è palco.

Valeria Manari ha creato un setting eccellente traducendo la “grottaglia oscura” corneilliana in una specie di hangar o spazio industriale post-bellico, colto il giorno dopo un bombardamento. Le nuda mura scrostate e in parte crollate, i calcinacci che imbiancano tutti i personaggi e i loro costumi creano un legame sottile tra illusione e realtà, tra ciò che è e ciò che appare, tra un mondo in frantumi e personaggi fantasmi reduci di una guerra che non lascia eroi né superstiti, su sfondo grigio-azzurro immutabile.

Il gioco è proprio quello del teatro nel teatro, ma nessuno lo svela al povero Pridamante fino alla fine ed è questo intelligente equivoco una novità al tempo di Corneille e la felice trovata che strazia il cuore del padre e spiazza gli spettatori. Solo il gran finale rivela la natura della messa in scena e sarà ancora il potente mago a far da narratore dell’intrigo: “Lasciate ogni lamento. Oggidì, dei teatri,/ che sono il top del top, tutti siamo idolatri./ Quello che ai vostri giorni era stimato un vizio,/ è tutto un cult e un trendy, per chi ha gusto e giudizio.” Una giocosa quanto divertente apologia in favore del teatro e dell’alto mestiere dell’attore.

Che dire? “Per credere, guardare” dice Alicandro e io consiglio di guardare i giovani attori impegnati in questo testo, ché della rima non sono affatto impacciati, ma al contrario avvantaggiati.
Aldo Ottobrino rende comica, davvero, l’illusione. Antonio Zavatteri dà degli anni a Eros Pagni con il suo Geronte. Sarà Bertelà è giustamente capricciosa e indomita con la sua Isabella che sa riconquistare il suo uomo con grande coraggio e ostentata nudità. Eva Cambiale dona freschezza e forza alla sua damigella Lisa, vestendola di una certa crudeltà alla Lady Macbeth, che rende più larghe le spalle del suo esile quanto cruciale personaggio.


Acquista la tua poltrona all'Illusion Comique con comodamente seduto a casa tua.

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin