Voci mitteleuropee in centro storico - Magazine

Mostre Magazine Mercoledì 13 aprile 2005

Voci mitteleuropee in centro storico

Magazine - ...16, 17, 18, 19 e 20. Chi c’è c’è, chi non c’è s’arrangia.
Ve lo ricordate? È nascondino.
A Genova sono in tanti a giocarlo, soprattutto tra gli adulti.
Nascondersi è facile a Genova, ma non è una scelta. È un certo qual modo di assecondare la città e la sua identità più profonda. Assecondarla in quel suo sapersi celare in crose, vicoletti, scale e passaggi che la rende imprevedibile anche a chi ci vive. Giocare a nascondino e stanare “chi fa cose” a Genova è il gioco preferito qui a mentelocale.it. Ma oggi pensando di scovarne uno, ne abbiamo scovati due, tre e molti altri.

Vico Colalanza è il luogo della scoperta odierna. Un carruggio stretto, umido, dove non picchia mai il sole per via dell’altezza degli edifici. Un vicolo senza transito perché vicolo-meta. Qui si consuma la merce dell’amore, in fretta, in locali senza finestre piano strada. Nessuno lo percorre e chi sta lì seduta e aspetta ti guarda con sospetto e un po’ di compassione.

È qui che sta di casa anche Michael Blume, o Michele Fiore, un giovane artista austriaco, approdato a Genova sei anni fa. Sì, approdato perché nel ’98, mentre era in giro per l’Europa e in transito a Torino, cercava il porto più vicino dove trovare un lavoro. Così è arrivato in città.
Nello stesso anno si trasferiva a Genova un altro abitante di questa zona, l’artista svizzero Schang Utter, che vive e lavora in uno spazio da lui recuperato al 5° piano di Palazzo Grillo. Già scultore di nota fama in Nord Europa, Schang diventa il mentore di Michele. Colui che gli ha dato fiducia, che ha capito la sua motivazione e il suo progetto, colui che, ad un certo punto, gli ha lasciato uno spazio, da dicembre 2004 trasformato nella Galleria 44, in vico Colalanza 12 r appunto (da Piazza Banchi, lungo via San Luca, il terzo vicolo a destra). Schang incoraggia Michele, si fa aiutare nel suo atelier e nell’allestimento di mostre.

Un giorno Michele gli chiede lo spazio, lo riordina e ne fa un luogo espositivo per l’arte contemporanea in cui si possono incontrare artisti Mitteleuropei e non solo. «Quando l’ho aperto la prima volta era pieno di legna accatastata e acqua che scendeva lungo un tubo direttamente dal tetto».
Michael mi racconta che questo spazio fino al 1400 era un vicolo che conduceva a Vico Mele, nel tempo è stato chiuso e riaperto, è diventato accesso a Palazzo Grillo, poi chiuso, ma soprattutto il cielo gli è stato celato con un soffitto a volta per tutta la sua lunghezza. «Un posto ideale per una galleria», dice Michael in perfetto italiano. Accanto lui ha il suo studio: nella corte, che ospita entrambi, vive anche la cabina di un'ovovia francese degli anni ’70 (vedi foto sopra). Alzando lo sguardo, potremmo trovarci ovunque e in nessun posto, tuttavia è bellissimo.
Sulla porta del suo studio – adiacente alla galleria 44 – Michael ha costruito un ingegnoso quadrante su cui è agganciato un cronometro, accanto una lancetta che si può posizionare su 10/20/30 minuti, il tempo che sarà assente. C’è anche una serie di posti possibili (bar, amici, ecc.), piccole etichette, in cui rintracciarlo sempre in zona. Se non è nascondino questo!

Mentre noi chiacchieriamo, Albert Coers, artista di Monaco di Baviera, amico di Michael e stagista al Goethe Institut di Genova, sta allestendo la sua mostra Biblioteca: costruisce un muro di libri e «tra poco creerà un arco che sarà il passaggio verso un altro muro di libri. Mentre lungo le pareti posizionerà le foto dei suoi lavori precedenti con i libri», mi racconta Michael.
S’inaugura domani pomeriggio, giovedì 14 aprile, questa incredibile installazione in cui i libri diventano correttori di passaggi, occlusioni pittoriche che suggeriscono linee, cromaticità e giochi di luce con la loro forma e le loro fessure. I volumi utilizzati da Albert provengono da diverse Biblioteche genovesi, tra cui la Berio, quella Universitaria, quella del Goethe e della Deutsche Schule e sono tra i meno richiesti.

Chez Michael sono già stati molti giovani artisti/e (Katharina Gaensler, Judit Rozsas) e prossimamente è atteso il ritorno, per soli tre giorni, di Judit Rozsas, poi sarà la volta dell'americano Forest Spears, quindi dello svizzero Silvio Paviera, poi due italiani.
Michael non sta mai fermo, anche se si definisce "un pigro", da qualche tempo in Galleria organizza il Jour Fixe, un'idea mutuata dall'Accademia di Belle Arti di Kassel, che prevede un incontro pubblico dell'artista, in cui presenta il suo lavoro, spiega come costruisce le sue opere, risponde alle domande della gente e ottiene un certo feedback "critico". A Genova Michael ne ha già organizzati alcuni, i più recenti: con il 10 marzo e con Albert Coers il 17 marzo '05.

A volte si parte sapendo già dove scovare chi, a volte si parte sapendo chi scovare dove. Oggi uscendo non avevo idea di andare a stanare il covo della Mitteleuropa artistica sotto casa, nei vicoli di Genova.
Con Schang Hutter ci siamo dati appuntamento a maggio per un’intervista dedicata.

In alto uno scorcio della corte che ospita la gallerie e l'atlier di Michael, in basso Schang Hutter e Michael Blume

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