Genova e Gomorra - Magazine

Attualità Magazine Venerdì 8 aprile 2005

Genova e Gomorra

Magazine - La rivista Gomorra. On the road, Genoa. Territori e Culture della Metropoli Contemporanea, n°8, sarà presentata lunedì 11 aprile, ore 17, alla Fondazione Carige, Sala Porta Soprana (v. D’Annunzio 105) da Mario Paternostro, Carla Costa, Enrico D. Bona, Brunetto De Batté, Francesco Gastaldi, Andrea Liberovici, Agostino Petrillo, Benedetta Spadolini e Matthew Rice.

Gomorra nasce nel 1998 all’interno della casa editrice genovese Costa&Nolan ed è, fin dagli esordi, un serbatoio spinto alla confluenza fra urbanistica, antropologia, architettura, sociologia e arti visive. Un osservatorio attento alle trasformazioni in atto nelle realtà urbane, dall’impostazione radicale e tutta proiettata a cogliere i segnali della nuova generazione e i suoi modi di fruizione e utilizzo della città (, tra i fondatori della rivista, dedicò un intero volume alle nuove dinamiche di aggregazione giovanile nella città: Abitare la notte, Costa&Nolan, 1997). È una riflessione a margine di ogni disciplina ma, in certo modo, anche estremo punto di contatto interdisciplinare (nel nucleo storico dei fondatori l’odierno direttore della rivista Massimo Ilardi, e l’antropologo metropolitano Massimo Canevacci).

Oggi Gomorra è edita dalla casa editrice romana e mantiene il suo carattere trasversale in cui predominano gli approfondimenti di socio-urbanisti e architetti. In particolare, il numero monografico su Genova è il terzo dedicato alle città, preceduto da focus su Roma e Bologna. Ne abbiamo parlato con Brunetto De Batté che, insieme a Emanuele Piccardo, ha curato questo numero. «Tutto è nato intorno al 2004 - racconta - e a Genova in quanto capitale della Cultura. Se da parte dell’amministrazione c’è stata una fortissima attenzione nei confronti del centro storico della città, noi volevamo proporre un rilancio della periferia e dare di Genova una lettura più dilatata. Il titolo ovviamente è rubato a Kerouac e racconta di una pratica quotidiana: di chi abita in Val Bisagno, per esempio, e prende l’autostrada a Genova Est per andare a Voltri. Una città lineare che si snoda tra sopraelevata, autostrada e atraversamenti e che è fatta di borghi».

Con i suoi 30 kilometri di asfalto, Genova va da Nervi a Voltri su linee parallele senza negarsi incursioni profonde nelle vallate (Polcevera e Bisagno) "densificate nel tempo come peso abitativo”, scrive De Batté nel suo saggio che apre Gomorra, Profili & Attraversamenti.

«Il concetto di bordo, margine è al centro - mi spiega Brunetto - di una riflessione allargata sulla città», che si articola all’interno della rivista in tre sezioni: La Grande Genova, Ai margini e Oltre il 2004. Lungi dal proporre la solita vecchia storia della Superba, i saggi che compongono le tre sezioni sono tutti affacciati sulle ultime novità e trasformazioni che la città vive. Nella prima parte, oltre a De Batté, contribuiscono a fornire una visione d’insieme sul disegno globale di Genova Matteo Agnoletto, Antonino Terranova, Luca Mori e una serie di interviste a Massimiliano Fuksas e Bruno Gabrielli.

Ai margini indaga il concetto di bordo, limite e confine proponendo la centralità di quartieri spesso identificati come periferie (Cornigliano, Sestri Ponente, Pegli, Voltri ecc.) come afferma Emanuele Piccardo nel suo contributo Non solo porto, non solo periferia.
È questa la sezione dove la riflessione si estende anche ad altre discipline come il teatro e le performance artistiche (interventi di Agostino Petrillo, Paolo Arrivati, emilio Quadrelli, Vincenzo Guerrazzi, Pina Rando e Mauro Pirovano). La terza sezione, Oltre il 2004 contiene tutti i quesiti e le aspettative che sottendono alla grande trasformazione della città: la sua nuova vocazione turistico-culturale di fronte alla dismessa delle industrie di stato. «Tra le pieghe - continua De Batté - ci sono tutte le grandi interrogazioni che naturalmente accompagnano le grandi svolte. Consapevoli che questo è un momento che accomuna altre grandi realtà urbane, vogliamo sottolineare la necessità attuale di comprendere l'essere parte di un discorso più ampio che, non prevede più solo la città e il suo territorio, ma ci colloca in una prospettiva europea. Quindi la ricognizione propone temi e problemi, tutti possibili progetti sociali e politici, urbanistici e architettonici, che dovrebbero essere risolti con la volontà di far crescere l’immaginario collettivo».

Dopo Consuegra (progettista del ), a breve un altro architetto di fama internazionale approderà a Genova con il suo genio: . Sebbene la notizia sia troppo recente per essere inclusa nella rivista, De Battè ci consegna il suo punto di vista: «È una grande iniziativa quella di grandi firme che depositano il loro segno sulla città. Tuttavia al di là dei concorsi e della presentazione pubblica dei progetti, occorrerebbe una maggiore diffusione e informazione sul mutamento. In particolare i vari passaggi dei progetti dovrebbero trovare più risonanza nei media per arrivare alla gente. La partecipazione crea condivisione. Faccio un esempio: l’apertura e riqualificazione del porto ha messo molto tempo prima di ottenere consenso e questo la dice lunga. Il fatto solo di poter vedere il porto era importantissimo. Poi però nel ’92 l’accesso a pagamento creava ancora una barriera, era impossibile appropriarsene. La gente deve conquistare mentalmente gli spazi prima di poterli abitare. Quindi ci vuole maggiore compartecipazione».

Resta una “Genova on the road”: punto di partenza e di approdo che ancora deve compiere il volo verso una dimensione che le conferisca l’idea di permanenza. Una Genova che già Maria Teresa Torti - ricordata più volte con affetto e stima nel volume dai diversi relatori come punta più avanzata sull’analisi del mutamento socio-metropolitano – definiva come punto di appoggio per la conquista di altri territori: uscita autostradale in cui darsi la punta per una notte fuori.

In alto la copertina della rivista, in basso una foto all'interno del numero su Genova.

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