Conte junior porta Alice alla Tosse - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Tosse Giovedì 7 aprile 2005

Conte junior porta Alice alla Tosse

Magazine - Domanda: Cosa fa un bravo scenografo quando diventa regista?
Risposta: una bella scena.
Con il che s’intende: una bella scenografia, delle belle invenzioni sceniche, numerosi e azzeccati cambi di scena e un intelligente gioco di colori e contrasti con luci e costumi che ispessiscono l'attenzione per l'effetto ottico sul palco.

È il caso di Emanuele Conte, figlio d’arte, e della sua prima prova alla regia, lo spettacolo al Teatro della Tosse fino al 18 aprile. A favore di questa giocosa coincidenza il testo dà al regista-scenografo un grande vantaggio immediato, proponendo, come luogo dell’azione, una ridente campagna immaginaria fatta a scacchiera e un universo di re, regine e pedine come contorno. La piccola Alice attraversando lo specchio viene catapultata in un mondo dove tutto accade o va inteso per l’appunto al rovescio e le sue avventure rientrano in un confuso, quanto casuale, gioco tra i pittoreschi personaggi dell’immaginazione di Carroll: il Re e la Regina Bianchi, quelli rossi, il giardino dei fiori viventi, Dimmelo e Dammelo (nell’originale Tweedledum e Tweedledee), Humpty Dumpty, il Leone e l’Unicorno ecc.

Alle ottime soluzioni sceniche, estremamente efficaci nei contrasti, negli impianti mobili e nei praticabili, si associa un gran lavoro, anche cromatico, sui costumi (di Bruno Cereseto) e un’altrettanto dinamica gestione dei movimenti coreografici. Così di scena in scena, di entrata in uscita il ritmo dello spettacolo non ha mai un arresto e anche le canzoncine di Dimmelo e Dammelo o quella di Humpty Dumpty rallentano ma non appesantiscono. Se fare teatro corrisponde sempre ad una certa voglia e capacità di giocare (in inglese “play”, in tedesco “spielen”, in francese “jouer”) qui il materiale e le occasioni non mancano ed Emanuele non se le fa certo scappare – molto ben riuscita la vestizione di Dimmelo e Dammelo da parte di Alice: gioco, invenzione e rappresentazione.

L’adattamento che il regista dà del testo è efficace e riversa the best of di un classico in un tempo spettacolare corretto, senza troppo strapazzare l’originale. Il godimento provato attraverso la scena e la coreografia non trova perfetta corrispondenza di fronte alle interpretazioni. Un po’ acerba e indecisa la Alice di Marina Remi che sboccia solo a tratti, con quella curiosità e sfrontatezza tutta infantile del personaggio classico, cadendo spesso in una femminilità un po’ felina e ammiccante che stona con il sorprendente della bambina di Carroll. È esilarante Bruno Cereseto nei panni della regina Rossa: contenuta e severa, ma anche totalmente pazzesca. Uno spigliato Giuliano Fossati fa da contrappeso nella coppia Dimmelo-Dammelo all’impacciato Fabio Fusco che ha con sé quell’incertezza ingenua, a volte utile viatico al recupero del ruolo. Alle intepretazioni un po’ tecniche di Nicholas Brandon, impegnato su più ruoli, giova la pronuncia anglofona dell’italiano che recupera un po' di quello spirito vittoriano che non stona, mentre Susanna Gozzetti si sbizzarrisce mettendo nei suoi personaggi (la Regina Bianca e l’Unicorno per esempio) una grande libertà di lettura e un forte vigore interpretativo.

Tra tutte spicca per raffinatezza la scena del treno che porta Alice e il suo scompartimento, abitato da L’uomo di carta con la testa di cavallo e dalla Capra, al cospetto dei burloni Dimmelo-Dammelo: un eccezionale scambio basato sul nonsense, sulla satira, sul moralismo, insomma un compatto exempla, che la dice lunga.

Come dice Alice: «Si giuoca un giuoco colossale di scacchi... per tutto il mondo... se questo è un mondo. Oh, che divertimento! Vorrei essere del giuoco. Non m'importerebbe d'essere una Pedina, purchè potessi essere là con loro...».




Per leggere il testo in lingua originale:

Per leggerlo in italiano invece:

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