Magazine Venerdì 1 aprile 2005

Tè alla menta e matrimoni misti

L’immigrato è innanzitutto un corpo umano, il cui spostamento da una cultura all’altra genera una serie di patologie che rendono difficile e complessa, ma non impossibile, la lunga e lenta traiettoria che lo porterà all’integrazione. Abdalmalek Sayyad

Giovedì 31 marzo 2005 al Forum Fnac c’è stata una tavola rotonda sui temi dell’integrazione. Per l'occasione è stato presentato il libro di Francesca Paci, L'islam sotto casa. Oltre all’autrice, erano presenti Marta Vincenzi – eurodeputata – Khay Rachid – mediatore culturale all’ARCI – e il sindacalista Marco Noverano. Moderava la giornalista Antonella Viale.

L’idea di questo libro, formato da nove storie e altrettanti capitoli, è quella di studiare il fenomeno migratorio partendo da vicende personali, da racconti di vite che incrociamo sotto casa, al mercato e a scuola. Sono nove esempi che possono incoraggiare, ma forse la realtà è più complessa e anche poco ottimista. Quelli che la Paci considera piccoli passi – come comprare al mercato di Torino la menta di Casablanca, oppure mangiare il Kebab – sembrano solo episodi legati a certe mode.

Anche se assumiamo come vera la tesi dell'autrice di un integrazione silenziosa tra la gente, «non possiamo» dice Marta Vincenzi «non denunciare il cambio di rotta politica europea. Una vera e propria chiusura ideologica e delle frontiere, verso gli immigrati».
I Governi percepiscono i flussi migratori solo in relazione al loro potenziale di forza lavoro, come quando - dice la Vincenzi - i nostri nonni per emigrare in Belgio, dovevano sottoscrivere che avrebbero lavorato in miniera per almeno dieci anni. Marco Noverano aggiunge «tra l'altro, per un accordo tra governi, in Belgio, ci dovevano andare in vagoni del treno blindati».

L’opinione comune in Italia e in Europa, è che gli immigrati in quanto ospiti, devono, nella migliore delle ipotesi abituarsi alle nostre usanze, se non addirittura impararle. Ma, senza addentrarci nei manuali di antropologia, il buon senso potrebbe portarci a considerare legittimo l’attaccamento alle proprie origini. Cosa succede quando le norme del paese di provenienza non coincidono con le leggi e gli ordinamenti del paese d’accoglienza? I matrimoni misti ne sono un esempio.

Il diritto islamico non consente alle donne di sposarsi con i non musulmani. Ora, per aggirare l’ostacolo, che non è solo religioso ma anche politico – perché il paese di provenienza non concede il nullaosta – si può ricorrere al tribunale. Dopo una causa (che poteva essere evitata solo con la conversione dell’uomo) lunga tre anni e abbastanza costosa, i due finalmente potranno sposarsi.

Nella foto: la Qaba circondata dai fedeli durante il Pellegrinaggio
di Mina Vitiello

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