Concerti Magazine Venerdì 1 aprile 2005

Guccini e 4000 genovesi

La sera del 31 marzo 2005 al Mazda Palace, tra bottiglie di vino e canzoni, c’erano almeno 4 generazioni di giovani ad ascoltare un ragazzo del 1940 che abita in via Paolo Fabbri/43.

Quello di ieri era un Guccini in gran forma, soddisfatto di suonare in un posto in cui «la musica, oltre a farla la si può anche ascoltare», pronto a chiacchierare col pubblico con cui riprende un rapporto confidenziale mai interrotto.
Sul palco è un mattatore che saluta con gioia i quattromila che ieri hanno cantato con lui per due ore filate di concerto che, a quasi 65 anni suonati, sono un bel record.

La scaletta del concerto è stata il solito viaggio tra passato e presente cominciata con Canzone per un’amica.
Tra una canzone e l’altra scherza, satireggia, e si scusa perché «per colpa mia vi siete persi Silvio I da Arcore nel salotto di Vespa». Non nasconde le sue idee politiche, «ho una camicia rossa», racconta, «ma è un caso, è stata la prima cosa che ho messo venendo qui», ma lo fa senza presunzione e in quel modo tutto emiliano di vedere il mondo.

Oltre quarant’anni di canzoni: ognuno ha quella che vorrebbe sentire più delle altre. E così vedi alcuni che si commuovono per Il vecchio e il Bambino, altri, come il sottoscritto che cantano con il cuore Cirano, l’eroe di Rostànd sospeso tra rabbia e amore per la sua Rossana.

Commozione, nostalgia e rabbia: tutti sentimenti che si alternano e si fondono nei suoi racconti, nelle sue storie cantate tra un bicchiere di vino e una chitarra. «Quando l’ho scritta, nel 64 - racconta - non pensavo che avrei cantato Auschwitz dopo 41 anni con lo stesso spirito. Non credevo che dopo quarant’anni ci fosse ancora il bisogno di cantarla».

La commozione, la sua soprattutto, chiude il concerto. Piazza Alimonda racconta della Genova stuprata nel luglio 2001. L’emozione del cantante e del pubblico sono tangibili tanto da rompere una tradizione decennale.
Uomini, ragazzi e ragazzini si alzano prima che si arrivi a Dio è Morto e cantano con quel modenese con la barba bianca una canzone che è sale su una ferita ancora aperta.

Applausi e ancora musica chiudono il concerto.
La locomotiva saluta il pubblico dando appuntamento al prossimo disco, al prossimo concerto, al prossimo incontro tra generazioni, tra vecchi e bambini che non si stufano di ascoltare storie cantate da quel ragazzo nato il 14 giugno 1940.



Nella foto: Francesco Guccini in concerto

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