Pierre Corneille secondo Sanguineti - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Giovedì 31 marzo 2005

Pierre Corneille secondo Sanguineti

Magazine - L'illusione comica, di Pierre Corneille
versione italiana Edoardo Sanguineti
con E. Pagni, S. Bertelà, F. Contri, E. Cambiale, A. Nicolini, A. Ottobrino, F. Vanni, A. Zavatteri
regia Marco Sciaccaluga
luci Sandro Sussi
scene e costumi Valeria Manari
Al Teatro della Corte dal 6 al 24 aprile 2005

Torna il barocco per insegnarci l’arte, quella vera. L’arte necessaria.
Più di 1700 versi alessandrini e rima baciata tradotti con “fedeltà soffocante” in martelliani, in scena al Teatro della Corte a partire da mercoledì 6 aprile e fino al 24, con un cast pieno di brillanti giovani tra cui , e .

In un tempo, il nostro, in cui domina un certo sospetto, una qualche diffidenza o poca attenzione - a livello istituzionale - per l’arte e le sue forme, ecco che dal passato arriva Pierre Corneille, (1606 – 1684), con la sua “Illusion Comique” a rischiarare gli orizzonti e proporre riflessioni obbligatorie. In una felice, quanto stravagante, traduzione di Edoardo Sanguineti, il regista Marco Sciaccaluga, avvezzo ai barocchismi linguistici, si sente “fortunato, privilegiato nonché miracolato” a proporre una commedia brillante, di incredibile attualità e che, grazie all’operato di Sanguineti, è un lavoro dalla straordinaria dicibilità e fortemente aderente all’originale.

Sanguineti, nella precisa quanto laconica espressività che lo contraddistingue, confessa della curiosa scommessa postagli dal testo, della paurosa libertà in cui si è trovato affrontandolo, dei colpi di fortuna che, rari, gli hanno fatto azzeccare al volo qualche rima. Un principio ha governato questo suo impegnativo lavoro: lasciare al testo una forte apertura e libertà in termini di stile, registro ed espressività. “Volevo creare una vasta possibilità di indossare questo testo. Se possibile: dato uno spazio, lasciare che altri lo abitassero; oppure, data una stoffa, lasciare che altri costruissero l'abito e l'indossassero”.

Dopo anni d’attesa, Sciaccaluga finalmente corona un sogno, riflettuto a lungo, e che oggi più che in altri momenti può risuonare alle tribù del mondo con tutta la sua forza. L’illusione comica parla del rapporto tra il mondo e il teatro, ma non è una commedia di temi pirandelliani, né una classica riflessione tra finzione e realtà. È un elogio al teatro e all’arte in generale, un’invocazione al ruolo centrale e stimolatore che le arti rivestono nella vita e soicietà umana. “Un alto mestiere”, “Un’arte squisita”, dice Corneille tradotto. Il testo risale al 1635, epoca in cui la Francia, nelle figure del suo re e del cardinal Richelieu, investe molto nel teatro e nelle arti, così come altrove in Europa fanno altri stati. Un tempo in cui lo stesso Corneille devìa dalle mire paterne, per una carriera da alto funzionario, e si dedica alla drammaturgia.

Ambientata in un luogo che deve forzatamente apparire come il più alieno possibile alle pareti di un teatro - svelato nel finale - la scena di questa produzione del Teatro Stabile, curata insieme ai costumi da Valeria Manari, presenta un mondo reduce da una qualche catastrofe, forse una guerra, e percorso da figure militari, “forse le più aliene, nel pensiero comune, a faccende artistiche” spiega Manari.

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