L'Ulisse errante di Natalia Antonioli - Magazine

Teatro Magazine Teatro Hops Martedì 29 marzo 2005

L'Ulisse errante di Natalia Antonioli

Magazine - Concerto per il Signor Ulisse
Associazione concertistica Pina Telara (Massa)
Pierluigi Puglisi (pianoforte)
regia Natalia Antonioli
Solo mercoledì 30 al Teatro Hop Altrove

Ulisse, figura mitica del viaggiatore, è al centro dello spettacolo di Natalia Antonioli e Pierluigi Puglisi. Lui pianista, lei regista hanno confezionato un concerto spettacolo intorno al testo omerico, nel tentativo di creare un legame virtuoso tra parola, musica e luci. "Indagare il rapporto tra questi elementi”, mi spiega Natalia “è stata per me la grande sfida: quello che la musica può dare alla parola e viceversa. Mi interessava anche il lavoro sul corpo, quello che si può fare in scena con un non-attore, qualcuno non abituato a fare neanche un passo sul palco.”

Sono circa undici anni che Natalia lavora per il teatro - dal '94 con 130 repliche alle spalle in tutta Italia - e si può dire che la sua vita abbia finito per coincidere con questo lavoro che lei vive come costante studio e approfondimento. A proposito, è stata assistente alla regia di Gabriele Lavia e, recentemente, aiuto di Riccardo Caporossi.

Come intendi tu la regia? “Per me è fare ricerca. Non so se quello che faccio è teatro di ricerca, la sento come una versione figurata del fare filosofia (altra sua grande passione, ndr). Lavoro molto sulle simbologie, sull’idea che ogni concetto deve arrivare attraverso il gesto e non come una definizione”. Da Beckett a Ibsen, da Antigone a Macbeth il percorso teatrale di Natalia ha sempre riguardato il dolore. “ E anche questa volta, sebbene il dolore emerga in modo meno evidente, rientra nel lavoro. Perché il viaggio passa per un atto di coraggio volto ad affrontare una qualche sofferenza. Indagare i misteri del dolore umano è ciò che mi ha sempre guidato".

Questo Ulisse, almeno in fase progettuale risale al 2003, quando fu selezionato, insieme ad altri 12 provenienti da tutta Italia, in una vetrina organizzata dal Teatro Libero Incontroazione di Palermo. "Da allora”, mi racconta la regista, “ci ho lavorato ancora a lungo e ciò che è rimasto è davvero poco”.

Ma perché proprio Ulisse, perché dopo le lacerazioni interiori di personaggi Beckettiani, Shakespeariani o classici, incontrare Ulisse? Cosa ha scatenato in te questo personaggio? “L’eternità del tema.
Il viaggio accomuna ogni essere umano. Si può restare seduti per tutta la vita e viaggiare con l’immaginazione o la fantasia. È un tema che lega più culture ed è riconosciuto e condiviso da tutti”.
Quanto resta di Ulisse e del testo omerico? “Molto. Ulisse, viaggiatore per antonomasia, almeno per la nostra storia e le nostre radici occidentali, sintetizza il concetto del via da qui. Un’urgenza di partire da dove si sta, in continuazione. Ulisse stesso è solo apparentemente proteso verso Itaca, ma una volta che ci arriva è già pronto per una nuova partenza, è già rivolto all’altrove. Quando si ferma perde l’autostima, la sua natura feconda sta nel ripartire.
La svolta per la costruzione di questo spettacolo è arrivata per me con la lettura di un altro testo: La partenza, un racconto breve postumo di Kafka”.

Questa prospettiva sul viaggio apre all’attualità dei viaggi degli immigrati, in fuga verso una nuova vita. Avevi presente il tema in questa accezione? “Come ho già detto, credo sia un tema che appartiene all’umano in modo profondo. E anche in questa interpretazione del “via da qui” può trovare riscontro in varie tipologie di fuga: chi si droga, chi fugge da guerre civili, chi dalle frustrazioni quotidiane. Nella storia di ciascuno ci sono molti “via da qui”, in diversi momenti della vita. Anche da un dolore momentaneo”.

Come si traduce in scena tutto questo? In un passaggio da un pezzo musicale ad un altro, da Prokofiev a Satie, da Arturo Stalteri a Nyman, da Debussy a Thomas Newman. “Anche il pianista”, aggiunge Natalia “è portato a provare ad andare altrove: da cui la peregrinazione lungo epoche e generi musicali anche molto distanti per scoprire esperienze musicali e recuperarne tutta la ricchezza. Il via da qui è anche espressione di curiosità. Ogni volta che l’Ulisse dello spettacolo approda su un pezzo musicale, c’è sempre una voce, quella della musa, che lo sprona ad indagare oltre lungo un altro pezzo musicale. È la voglia di saperne di più, di non fermarsi alla prima verità di proseguire la ricerca e l’approfondimento”.

Ne nasce un concerto-spettacolo e non viceversa perché la parte narrativa è minima e funge da raccordo. Il tentativo vuole creare un blocco unico fra l’esecuzione e la figura dell’interprete, che deve svilupparsi a tutto tondo e quindi suonare, ma anche muoversi sulla scena compiendo delle azioni.

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