Magazine Venerdì 18 marzo 2005

Un poeta cieco di rabbia

Riccardo Mannerini era un altro mio grande amico. Era quasi cieco perché quando mavigava su una nave dei Costa una caldaia gli era esplosa in faccia. È morto suicida, molti anni dopo, senza mai ricevere alcun indennizzo. Ha avuto brutte storie con la giustizia perché era un autentico libertario, e così quando qualche ricercato bussava alla sua porta lui lo nascondeva in casa sua

Parole di - dal suo libro Come un'anomalia - che testimoniano la stima del cantautore genovese (che si è sempre detto ) per questo spirito libero.
In occasione della pubblicazione del libro di Mannerini Poeta cieco di rabbia, la Portoanticolibri (Porto Antico) gli tributa un omaggio - lunedì 21 marzo 2005 - alle ore 17.30. Partecipano Sandra Verda, Renato Tortarolo, Mauro Macario, Paolo Jachia e Rita Serando.

Macario, curatore del volume, dice:
«Riccardo Mannerini è una figura primaria della controcultura contemporanea, quella che non si riconosce nell’ufficialità blasonata di scrittori e intellettuali afflitti dalla sindrome del paggio e asserviti a un potere di cui traggono vantaggi interagendo con esso con dichiarata sudditanza. Questo compagno “con il pugno nell’utopico” (L. Ferré) che scompare in modo tragico suicidandosi nel 1980, è un poeta di grandezza stellare nel firmamento asfittico della poesia italiana, un artista ligure - nacque a Genova il 28 ottobre 1927 - che questa terra a volte intempestiva nel riconoscere i suoi figli più geniali ha il privilegio e l’occasione ora di collocare tra presente e futuro non con fossile catalogazione ma con orgoglio attivo».

Nella foto: Riccardo Mannerini
di Daniele Miggino

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