Magazine Venerdì 18 marzo 2005

Libri, Leonardo e l'inferno

Magazine - «Scherza coi fanti ma non toccare i santi», mi ricorda sempre mia madre quando il mio umorismo tocca i temi caldi della religione o della fede.
Allora faccio attenzione, mi comporto bene, o almeno ci provo, ma cosa devo fare quando l’inferno mi aspetta tra le pagine di un libro tra i più letti degli ultimi anni?

Il Codice Da Vinci, il best seller con cui Dan Brown si è fatto conoscere ha scatenato l’ira del Cardinale Tarciso Bertone, Arcivescovo di Genova, che, in un'intervista alla Reuters, lo ha definito .

Premetto che il romanzo è da spiaggia, non è un capolavoro ma è abbastanza intrigante da sollevare discussioni sulla figura di Leonardo Da Vinci e da stimolare la curiosità sulla validità e il fondamento storico dei Vangeli Apocrifi.
Un efferato omicidio al Louvre diventa materia di studio del simbolista Robert Langdon che deve fare luce su alcuni misteri per salvarsi la vita.
Il libro racconta alcuni episodi, sospesi tra leggenda e storia, già presenti in decine di altri libri o film e facilmente .

Fra questi, il Graal. Che rimane uno dei misteri e delle avventure più affascinanti della cristianità e da sempre la sua ricerca ha stimolato avventurieri e autori di tutti i tempi. Il museo di San Lorenzo a Genova, ad esempio, ha un catino verde smeraldo esposto, in origine, proprio perché considerato il contenitore dove fu raccolto il Sangue di Gesù.

Condannare un libro, uno dei rari casi di passione popolare verso qualcosa che non sia televisione, rischia di essere un'operazione pericolosa. Da un lato, infatti, si fa al romanzo una grande pubblicità (dal giardino dell’Eden ad oggi ciò che è vietato incuriosisce) e poi, scagliarsi contro il Codice da Vinci equivale a dare un seguito maggiore a quella che per definizione stessa di romanzo è una storia inventata basata su documeti reali tanto quanto lo erano quelli dei Promessi Sposi.

Ricordo che quando ho letto il "Codice" ho pensato alla classica serie di seghe mentali già viste in altri libri e tutte esasperate e parzialmente canzonate da Umberto Eco nel suo Pendolo di Foucault.
Templari, Graal, vita di Gesù e gli scheletri negli armadi della storia della Chiesa sono da sempre argomento affascinante e spesso ludico, basti pensare ad Indiana Jones e il Graal sepolto nel tempio di Petra, o alla Parola di Giobbe, scritta ed interpretata da Giobbe Covatta, a Paolo Villaggio a Mel Brooks o ai Monty Python e alle loro esilaranti visioni del Vecchio e del Nuovo Testamento.

Nessuno di loro, credo, ha mai voluto confezionare cibo avariato. Quello che hanno fatto è stato intrattenere raccontando storie, niente di più. Nessuno ha presentato la propria storia come fonte di verità. Del resto, dopo aver letto Il Signore degli Anelli, non credo siano stati molti ad andare alla ricerca di Hobbitville...

Del Codice da Vinci sono tre le cose che mi hanno colpito. La prima è la conseguenza del successo. Nella magnifica Chiesa di Saint Sulpice, a Parigi, da mesi, accanto alla Strada della Rosa di cui si parla nel libro, c’è un cartello che, in inglese e francese, smentisce le teorie sul Piorato di Sion raccontate sul Codice.

La seconda è storica ed è legata al Sacro Romano Impero e di come i carolingi lo chiamassero Sacro anche perché rivendicavano una discendenza diretta dal Re dei Re.
Il resto del libro è solo un insieme di parole che giustificano un giallo affascinante, ma che non pretende di essere reale.
La terza è nel finale ma, se ve la racconto, poi non lo leggete più…

Nell'immagine: una riproduzione alternativa della Gioconda

di Francesco Cascione

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