La Maddalena di Mario Bagnara - Magazine

Teatro Magazine Teatro Duse Venerdì 18 marzo 2005

La Maddalena di Mario Bagnara

Magazine - Raccoglie premi letterari dal 1969. E’ , drammaturgo e scrittore che ha al suo attivo un romanzo e un saggio sul teatro e di mestiere fa l’ . Ma perché non molli tutto e ti dedichi anima e corpo al teatro? “Ho bisogno del mio lavoro. Ho bisogno di entrambi le dimensioni. Per me la scrittura è un viaggio, nel tempo e nello spazio, all'inseguimento di un personaggio”.

Il primo l’aveva raccolto a Riccione con il suo Attacco alla coscienza, il più recente gli viene dal premio Enrico Maria Salerno dove L’ultimo cliente si è guadagnato il primo posto dell’edizione 2002: ovvero la produzione del testo. Dal 21 e fino al 25 marzo i genovesi potranno godersi quest’opera “fatta in casa” al Teatro Duse per la regia di un giovane genovese Fabio Cavalli, (già attore formatosi alla scuola di recitazione del nostro Teatro Stabile), e con la compagnia Ciclope di Roma.

L’ultimo cliente è il secondo testo di una trilogia che Mario ha inaugurato scrivendo L’uomo di Arimatea, ispirato alla figura di Giuseppe di Arimatea, il discepolo che reclamò il corpo di Cristo per dargli sepoltura e santo molto venerato in inghilterrra – in scena sabato 19 marzo, per la regia di Lorenzo Costa, nell’Auditorium di Santa Caterina a Finalborgo e terzo classificato al Premio Vallecrosia nel 2002. Un nuovo testo al cui centro sta la figura di Maddalena e l’indagine sul tema della fede e del dubbio, tra spiritualità e tentazione terrena. La Maddalena è uno dei personaggi cosiddetti minori, “una donna contraddittoria” mi spiega Mario, "molto femminile e anche carnale che, però, al tempo stesso è capace di uno scatto spirituale incredibile. Gesù compare a lei e non ad altri e questo è un segno fondamentale. Nelle sacre scritture purtroppo la sua figura, essendo donna, è appiattita sulle due varianti di peccatrice e penitente. Ma io trovo che il suo rapporto con Gesù, totalmente spirituale, al di là delle molte congetture, sia una relazione di altissimo livello. Una donna di cui sappiamo pochissimo e di cui tutti parlano da 2000 anni.”

Proprio di questa donna tratta L’ultimo cliente e del suo ultimo frequentatore nonché redentore, il facoltoso Nadir che, in tutti i modi, vuole fare di lei una donna rispettata, ma solo se dimenticherà Gesù e “la scandalosa follia di un re senza regno”. Mario è un autore che non ha remore a definirsi “cattolico ortodosso” e, forse, l’unico a noi contemporaneo in Italia. La tematica nel primo lavoro era presentata dal punto di vista politico, mentre questa volta il registro è spostato sul drammatico e sull’umanità profonda dei personaggi. Ancora in finitura è il terzo lavoro, L’angelo di Dio, opera più poetica dedicata all’indagine della stessa tematica fede/dubbio che, questa volta, affronta le annunciazioni, “che sono molte”, sottolinea Mario, “da quella più nota dell’angelo a quella di Maria a Giuseppe sulla maternità”.

Pluridecorato, Mario afferma: “sono nato con i premi. Se partecipo spero di vincere. E poi i premi sono un’occasione unica: danno visibilità e gli strumenti che permettono al testo di andare in scena con ottime produzioni”. Il teatro di Mario punta sulla centralità dei personaggi, sui contenuti e sulla parola. Come trovi la misura tra azione e dialoghi? “La dinamicità del teatro non si costruisce su elementi esteriori, non si basa sulle capriole. La teatralità intesa come movimento fisico è un grande equivoco. E' la trasformazione dei personaggi che crea l’azione”.

Mario ha lavorato molto a fianco del regista per raggiungere l’obiettivo comune di una buona produzione. “Fabio Cavalli era anche all’interno della giuria, quindi conosceva già molto bene il testo,. Ne abbiamo discusso a lungo e aggiunto 7/8 minuti per approfondire alcuni aspetti. Per esempio, di Maddalena, non volevamo farne una Giovanna d’Arco, ma piuttosto una figura molto umana, colei che è diventata la prima dall’ultima che era”.
Ma quanta libertà lascia Mario ai registi e agli attori? “Credo profondamente che scrivere un testo e costruire uno spettacolo siano due mestieri diversi. Per questo io scrivo pochissime didascalie, solo quelle strettamente necessarie, come insegna W. Shakespeare, il resto è compito e terreno per la creatività di altri. Io sollecito sempre ad inventare.”

Da dove cominci? Quando parte la scrittura e in che modo stendi il testo? Parti dai dialoghi, o da una struttura? “Parlando degli ultimi lavori, mi diverto moltissimo nella fase di ricerca. Leggo tutte le fonti partendo dai vangeli apocrifi e poi viaggio: per L’uomo di Arimatea sono andato fino in Cornovaglia. Quando mi pare di avere tutto chiaro sul personaggio comincio a scrivere un soggetto, poi ne scrivo un secondo, molto più elaborato, dove risolvo scena per scena. Se questo mi convince parto a scrivere i dialoghi. Tutto poi può cambiare però la partenza è su idee e strutture precise.”

Non ci resta che andare a teatro e sperare che i suoi testi vengano pubblicati, magari tutti e tre insieme! Comunque, per chi non può resistere e vuole leggerseli è possibile farlo sul suo sito www.mariobagnara.it

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