Altro che operina, un'Opera‑zione - Magazine

Teatro Magazine Auditorium Eugenio Montale Mercoledì 16 marzo 2005

Altro che operina, un'Opera‑zione

Magazine - Altro che operina questa è un’Opera-zione: complessa e articolata. Questa è La Fanciulla del West, liberamente ispirata a quella di Giacomo Puccini, scritta e diretta da Massimo Sgorbani, in scena all’Auditorium E. Montale, del Teatro Carlo Felice, fino a giovedì 24 marzo, con le marionette della compagnia Teatroappesoaunfilo.

Interpretata come una fiaba La Fanciulla del West di Sgorbani racconta certo una storia ma, per farlo, mette in piedi una ricca architettura per combinare i molti e diversi elementi: la musica dal vivo di un’intera orchestra, l’Ensemble strumentale del Conservatorio N. Paganini, completa di direttore Marco Bettuzzi; due cantanti lirici Antonella Fontana (soprano) e Alessandro Fantoni (tenore) che hanno anche il compito di recitare nei ruoli di Minnie, lei e Dick Johnson/Ramerrez, lui; un simpatico quartetto di marionette (Jack Rance, lo sceriffo, Nick barista al Saloon, Trin “quello che con un pugno stende un cavallo”, Mama la vecchia governante di Minnie, Fulmine cavallo parlante. A tutto ciò si aggiungono le impressionanti acrobazie vocali di Matteo Belli, (registrate) che da voce, e che voce!, a tutti i personaggi con i fili usando «il bicordo», spiega Paolo Vivaldi, compositore delle musiche e collaboratore di Belli, «ovvero Belli produce una voce bitonale, fatta su due piani». In breve uno spettacolo.

Spettacolo per le orecchie, per l'ottima armonizzazione che Vivaldi riesce a creare tra le aree originali e le sue nuove partiture – peccato solo per l’acustica dell’Auditorium che mortifica voci e strumenti.
Spettacolo per gli occhi che guardano una scena su cui si muovono anche gli animatori Paola Ratto, Valentina Delli Ponti e Rosa Sgorbani, mentre fanno sgambettare le loro creazioni di legno e cartapesta.
Spettacolo per “ini”, piccini e bambini, ma perfettamente godibile da tutti. Spettacolo perché cura e attenzione meticolosa di voci, musiche, luci, corpi umani e dis-umani in una scena a doppio o triplo livello in cui stanno senza storture marionette e cantattori, animatori e orchestra e persino un cantastorie fuori misura, costruito sulla figura del suonatore di Benjo del libretto originale.

La bella Minnie, unica fanciulla del west, contesa e desiderosa d’amor è al centro della storia con una femminilità doppia: in parte volta ad essere elemento salvifico e puritano tra i minatori del West e, in parte espressione di una donna moderna ed emancipata che sa quello che vuole e come ottenerlo. Legge la Bibbia con lo sceriffo, che la vorrebbe a tutti i costi sua, ma si fa corteggiare dal bel Johnson/Ramerrez, bandito. È l’angelo custode dei minatori, dal viso incantevole ma dalla forza maschile, che la vede impegnata a tagliare la legna. Una che non conosce il gioco d’azzardo, ma solo nascondino e così sfida lo sceriffo, facendo fuggire il suo bello. Unica figura tesa a redimere e ad infondere negli altri sentimenti cristiani, “bisogna saper sempre perdonare”, che in conclusione diviene la moglie di un bandito irredento.

Forse, forse, mi vien qualche dubbio, da adulto/a, su questa figura contradditoria, che parla bene e razzola male, che insegna, ma non dimostra di aver imparato.

Repliche: gio 17, ven 18 e da mar 22 a gio 24 alle h. 10.30.
Sab 19 alle h. 17.
Mar 22 anche h. 9.30

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