Magazine Martedì 15 marzo 2005

Il morso di Erri De Luca

«Non mi sono inventato nulla. È per questo che non mi definirei “autore”. Nei miei libri racconto storie che ho visto e vedo accadere attorno a me».
Così lo scrittore napoletano Erri De Luca descrive la sua opera e intrattiene il pubblico del Teatro Modena che, lunedì 14 marzo, è intervenuto numeroso per partecipare alla presentazione del suo ultimo libro, Morso di luna nuova.

Parole e drammatizzazione per raccontare un libro che parla di guerra, di ribellione e di napoletanità. Un libro che racconta una metà di secolo, la prima parte del ‘900, che De Luca non ha vissuto: «sono convinto che la storia passi per via orale. Io la ascoltavo da bambino attraverso le porte mal chiuse e questa sorta di allucinazione acustica mi ha reso contemporaneo agli eventi che gli adulti raccontavano», spiega De Luca, «i filoni narrativi erano essenzialmente tre: guerra, terremoto e fantasmi. Io ho scelto la prima, perché oggi stiamo vivendo in un periodo di guerra».

De Luca ha voluto usare il napoletano, la lingua materna, anche se considera più sua la lingua paterna, ovvero l’italiano: «l’unico sentimento patriottico che ho lo nutro per la mia lingua. Il mio napoletano è un napoletano intransitivo, che ha parole indipendenti dall’italiano. È per questa ragione che ho inserito la doppia lingua. Volevo evitare il glossario alla fine del libro», continua De Luca.

Morso di luna nuova è un testo corale in tre tempi, un racconto per voci scritto in forma teatrale in cui l’autore interviene soltanto in scarne indicazioni scenografiche e nelle traduzioni in italiano dal napoletano. La storia è ambientata a Napoli nel 1943, durante la seconda guerra mondiale. Sotto i bombardamenti gli abitanti di un condominio approfondiscono la reciproca conoscenza, solidarizzano e vengono uniti dalle drammatiche circostanze.
«La mia generazione è stata la prima a saltare il turno della guerra. Tuttavia ci siamo mischiati un po’ in tutte quelle che sono scoppiate intorno a noi, quelle che non ci interessavano direttamente. La guerra è dunque un tema che mi appartiene», conclude l’autore.

Nella foto: Erri De Luca
di Laura Calevo

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