Magazine Sabato 12 marzo 2005

Elogio dell'ozio e della pigrizia

Magazine - L’abbiamo visto …

Felici che qualcosa ci arrestasse, felici di ritrovarci a casa potendo stare svegli a letto a poltrire o leggere il giornale mangiando la focaccia, abbiamo riprovato quel tepore che sentivamo quando bambini, la scuola chiudeva e restavamo a casa a guardar la “tele”…
L’esistenza nuda di quei bambini, che così vivevano la mattina sentendo l’odore di sugo in casa e potendo fare briciole a letto, l’abbiamo ritrovata in un giorno in cui tutto, ovattato, si è fermato.

E allora capiamo come mai in questi giorni in libreria imperino due libri che inneggiano all’ozio alla pigrizia.

L’ozio come stile di vita di Tom Hodgkinson (Rizzoli) già fautore della rivista “The idler” e Buongiorno pigrizia di Corinne Maier (Bompiani). Dall’Inghilterra alla Francia il messaggio è chiaro: dobbiamo passeggiare di più, dobbiamo essere molto più flaneur, perché la rivoluzione più grande che possiamo mettere in atto è quella di rivendicare piacere, gioia e divertimento dai nostri piccoli atti quotidiani. Gustandoceli.

Bere insieme un buon bicchiere di vino, fumare insieme, praticare l’arte della conversazione indulgendo ai piccoli vizi della vita, come il piacere conviviale di una tavola ben imbandita sono, secondo Hodgkinson, gesti che permetteranno di riassaporare meglio quella sensazione di riposo in movimento che è alla base di ogni creazione: il viaggio della mente. Proust non avrebbe scritto quel capolavoro se non fosse stato cosi malato da essere costretto a casa… E allora viva la malattia se è poi occasione di stasi e di pensieri che fluttuano; quella piccola influenza che ha bisogno di convalescenza sarà la migliore occasione per concedersi pennichelle e sieste che, tra una pausa pranzo divorata in fretta, una lezione ginnica incastrata tra una colazione di lavoro e l’altra, da troppo tempo è ormai un miraggio.

Come se dialogassero insieme sembra rispondere dalla Francia Corinne Maier. Nel suo Buongiorno pigrizia infatti l’invito è di defilarsi da ogni ruolo di responsabilità, perché se più lavoro significa qualcosina in più nella busta paga, state pur certi, quel qualcosa in più a fatica riuscirete a trovare il tempo di godervelo… Nessuna promozione per le nostre performances vale una schiena piegata troppo a lungo sulla scrivania di un’azienda. E allora fate il vostro, ma non di più. Di sicuro molti non la pensano così. Lavoro come mezzo e non come fine? E’ forse meglio che ciò che amiamo non diventi il nostro lavoro? Corinne Maier ad esempio lavora come part time in un’azienda e il tempo libero lo dedica alla psicoanalisi e alla scrittura…

Intanto iniziamo ad ascoltare i loro suggerimenti e non aspettiamo la prossima nevicata tra dieci anni!!


Marina Giardina

di Giulio Nepi

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