Concerti Magazine Venerdì 11 marzo 2005

Un mondo d’amore

Magazine - La signora accomodata nella poltrona alla mia sinistra avrà quasi settant’anni, batte le mani come se stesse ammazzando zanzare e la devo schivare più volte, mentre si agita entusiasta. Quando riesce ad acquistare una musicassetta da una delle ragazze addette al merchandising che, come gli arrotini di un tempo passano tra il pubblico al grido di Ciddì, caasseettee, maglieettee! Signoriii!, si rivolge ad un’amica ed esclama col candore di una fan tredicenne dei Blue: Â mi me piaxe, !.
L’eterno ragazzo è in tournée nei teatri d’Italia: porta in giro la sua vita in musica. Fino a domenica 13, farà sosta nel nostro Politeama.

Mette in scena poco meno di cinquant’anni di carriera: come in un romanzo di Dickens, Gianni, figlio di un ciabattino, partì da Monghidoro ancora adolescente, esplodendo con il Cantagiro del 1963. Visse l’epoca d’oro del 45 giri, pagò –come la Pavone, Little Tony e Bobby Solo- lo scotto dei film canterini, fece innamorare milioni di italiani sulle note di In ginocchio da te. Una breve parentesi di anonimato e poi la rinascita, con il gioiello Dalla-Morandi, dell’86. Fino ai fasti televisivi di un paio di anni fa, vissuti con la Cuccarini e Paola Cortellesi, la prima ad aver aperto gli occhi degli italiani su un elemento essenziale ed imprescindibile: le dimensioni delle mani di Gianni Morandi (’A Ggià, Signore del Male, che impressione, quelle mano, ahò!).
Il nostro eroe è fortemente autoironico, molto spiritoso. Accetta di scherzare su tutto: la sua età, la sua invidiabile forma fisica, la sua chioma intatta, la sua passione per la corsa ed il calcio, il rapporto con le ammiratrici.
A reggergli il gioco, con innocue battute e simpatici ammiccamenti, gli stessi componenti della band che lo accompagna: chi seguiva il Roxy Bar di Red Ronnie, ricorderà i Ridillo, dal sound prepotentemente funky.

Il recital si apre con l’inno morandiano per eccellenza, Un mondo d’amore: gaudio e tripudio in ogni ordine di posti, affollati da tre generazioni di fedelissimi.
Gianni non sta fermo un secondo, si libera ben presto della cravatta, si sbottona la camicia, gesticola furiosamente: nonostante una vita passata sotto i riflettori, è un timido mattatore, quando duetta col pubblico: è perfino imbarazzato quando gli giungono dai quattro punti cardinali complimenti reiterati come Sei bellissimo! (e vi assicuro che gliene piovono addosso ogni cinque minuti). Senza tema di esagerare, penso che non abbia perso la sua primigenia freschezza. Per fortuna.
Oltre agli evergreen (Andavo a cento all’ora, Fatti mandare dalla mamma, La fisarmonica, Se perdo anche te, C'era un ragazzo...), emoziona anche con brani più recenti (Il mio amico, Bella signora, Dimmi adesso con chi sei, Banane e lampone, Io sono un treno), tratti dagli ultimi album, senza escludere quelli del recente A chi si ama veramente (Corre più di noi, Al primo sguardo, L’allenatore). Un tocco di felpata classe, in quelli nati dalla collaborazione con Dalla e gli Stadio: Chiedi chi erano i Beatles, Vita e Varietà. Fino alla storica Si può dare di più, grazie alla quale possiamo ammirare le doti di imitatore di Morandi, il quale si prodiga nel cantare anche come Tozzi e Ruggeri. Peccato non ci omaggi di Sei forte, papà!, per dare un tocco kitsch alla serata.

Due ore di serene cantatine, sull’onda della nostalgia. Ciò che incanta, in questo ragazzino di sessantun anni, è la semplicità con cui affronta i passaggi canori più complicati, facendoli pulsare con la forza della sua inconfondibile voce, senza alcun timore.
Nei prossimi giorni, aguzzate la vista: nelle prime ore del mattino, magari in Corso Italia, potreste vederlo in calzoncini e scarpette da runner allenarsi per la prossima maratona.

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