Norma: tra felini e bel canto - Magazine

Teatro Magazine Teatro Carlo Felice Martedì 8 marzo 2005

Norma: tra felini e bel canto

Magazine - Attenzione, arriva la Norma.
Una Norma enorma, suggerisce ironicamente l’interprete Fiorenza Cedolins, con un cast d’eccezione, come confermano gli altri interpreti Sonia Ganassi (Adalgisa) e Francisco Casanova, (Pollione). Al Teatro Carlo Felice per 8 repliche - già quasi tutte esaurite - dal 9 al 20 marzo.

In questo allestimento della Washington National Opera, la tragedia lirica in due atti di Felice Romani su musica di Vincenzo Bellini acquista una nuova partitura: le proiezioni a cura del regista Paolo Miccichè. «Un autentico pedale musicale evocativo», spiega il direttore artistico Paolo Arcà, «che non soffoca affatto l’opera, ma piuttosto aiuta i personaggi ad emergere. È un’amplificazione che non prevarica». Lo confermano gli interpreti, che hanno trovato dentro questa regia complessa, a confronto con le moderne tecnologie, (Micciché suggerisce un parallelo con il Macbeth di Verdi, che a sua volta aveva voluto fare un’incursione nella modernità andandosi a cercare la Lanterna magica a Londra), ampi spazi di libertà espressiva: «Come un libro con alcune pagine ancora da scrivere», chiarisce Cedolins, «questo allestimento non ingabbia e mi ha permesso di scrivere cose mie. Mi sento a pieno titolo cantattrice».

Paolo Miccichè, strappato dal buio delle prove, confessa che a ridosso del debutto sfumano nella sua mente i concetti portanti dell’impresa e si ritrova con questioni più basiche: «Non si tratta di un ricorso all’innovazione forzata: la musica resta il motore dello spettacolo. Il progetto è ambizioso e intende tornare alla mobilità delle telette rapide, utilizzando però le nuove tecnologie, ampliando così la possibilità di muovere le immagini e di cambiare i fondi. Si tratta di un linguaggio più in presa diretta, un mettersi al servizio della musica visualmente. Come Verdi, c’è una volontà di fondo di comunicare con il nuovo pubblico e con i nuovi strumenti della nostra epoca. Un pubblico che è grande, che c’è. Un pubblico che io ho incontrato nella mia esperienza dell’opera allo stadio, e che ha bisogno di un codice d’ingresso non riservato, non altamente culturale, ma emotivo. Io l’ho visto e ci credo, quindi continuerò a provarci».

Il direttore d’orchestra Bruno Campanella, anch’egli in fuga dalle prove segnate dall’influenza, spiega come il suo lavoro si sia focalizzato su alcuni precetti poco frequentati del bel canto: «C’è ben poco di scritto sul bel canto, per lo più ciò che si sa è tramandato dalla tradizione orale. Stupisce, però, che oggi ci sono molti cantanti (uomini e donne), anche di chiara fama, che hanno scordato alcune regole di base: il bel canto, infatti, è insito nella parola italiana, quindi basterebbe ricordare che l’italiano è basato sulle vocali e non sulle consonanti per sapere come si pronuncia “amor” o come la seconda frase musicale non può aver lo stesso identico tempo della prima di cui è gemella…», pratico e rapido il bel canto di Campanella è elogiato da Fiorenza Cedolins, che si rammarica solo che questa semplicità e questo rigore siano così rari.

E per quel che riguarda l’interpretazione, Fiorenza Cedolins, che sarà al centro della scena con la sua Norma sacerdotessa, confessa di essersi ispirata ai felini per trovare una chiave personale d’accesso a questo complesso personaggio: «Ho studiato la psicologia di questi animali che amo molto – ho tre gatti che sono qui con me – per costruire la mimica di questa donna di potere. Norma infatti non si presenta né come madre né come amante. Mette tutti a tacere come capopopolo e impone, con il suo carisma, il silenzio e di aspettare. Lacerata per aver scelto l’uomo sbagliato e essersi macchiata di tradimento con la sua gente, la Norma è una parte per cui bisogna trovare il giusto equilibrio tra interpretazione e vocalità, altrimenti l’una può avere facilmente il sopravvento sull’altra. Ho cercato d’ispirarmi alla figura del felino quando caccia. È ferma, esprime una dinamica trattenuta per caricare la massima energia e uccidere la preda. Così ho inteso l’energia interiore di questa donna, perché il balzo, poi, si consuma in un secondo. Come un elastico tirato dall’inizio alla fine con piacere sadico. Una scelta non facile perché il problema non era né il cantare né il recitare, ma far vivere lo spettacolo e tenere lo spettatore inchiodato, con gli occhi sbarrati, come in Arancia Meccanica».

«Norma è forse l'unica opera, nella storia del melodramma, dove viene sviluppato il tema dell'amicizia fra donne (nella Butterfly è solo accennato)», è Sonia Ganassi, Adalgisa, a farlo notare, ricordando che il rapporto di amicizia tra Norma e Adalgisa è contenuto sia nella musica che nel libretto. «Il duetto, che solitamente avviene tra soprano e tenore, qui è un vero e proprio cantare a due voci. L’importante è accettare che i due personaggi femminili esprimono due caratteri agli antipodi e quindi non è lecito innescare una gara. Io sono un personaggio fragile, quindi per far sì che i duetti diventino alti momenti musicali, deve emergere un vero e proprio fraseggiare insieme».

direttore d'orchestra Bruno Campanella
regia e visualizzazione Paolo Miccichè
costumi Alberto Spiazzi
luci Davide Ronchieri
Orchestra e coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro Ciro Visco

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin